Il “lavoro sporco” dei veterinari #carnebuona #nocarne?

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Ieri ho assistito a una puntata di Announo (visibile qui) , un dibattito condotto da Giulia Innocenzi sulla produzione della carne in Italia: una puntata molto incentrata sulla visione animalista dell’allevamento intensivo. Sono state proiettate delle immagini di un allevamento suinicolo intensivo che seguiva il disciplinare del prosciutto DOP di Parma e delle immagini girate da un gruppo ALF-like del gruppo animalista Animal Equality di un altro allevamento intensivo dove le condizioni igienico-sanitarie erano precarie. Non sono ovviamente mancate  le critiche a TUTTO il sistema delle ASL (Aziende Sanitarie Locali) veterinarie, non poteva mancare il parere dell’esperta Alba Parietti contro la sanità pubblica veterinaria.

Il parere della Parietti è importante in quanto assimilabile alla percezione che ha la casalinga di Voghera sulla categoria dei veterinari pubblici, una cartina tornasole di quanto le persone non conoscano l’importanza della polizia veterinaria nel nostro Paese delle eccellenze alimentari DOP di esportazione.

La puntata includeva anche un altro servizio che vede protagonista un gruppo di almeno quattro animalisti, tra i quali Roberto Serafin di Fronte animalista e Andrea Sinesi di “Movimento etico tutela animali e ambiente

Detti animalisti si sono presentati presso un’azienda zootecnica e uno di loro ha preteso di “fare un sopraluogo per il benessere animale”. Quando il gestore dell’azienda obbietta che la competenza di tali controlli spetti alle Autorità, prima fra queste l’Asl, l’animalista insiste dicendo che “la legge prevede che le associazioni fanno la loro attività”.  Non si capisce se queste organizzazioni siano vere e proprie associazioni e a che titolo si presentino, quello che è chiaro è che non conoscono il ruolo dei veterinari pubblici.

Lo stesso gruppo di animalisti va poi a tormentare un povero pensionato con qualche animale, sfoggiando magliette inneggianti al gruppo ecoterroristico dell’ALF (Animal Liberation Front), accusandolo di tenere male le sue poche capre e galline, salvo poi offrirsi di “accoglierle” loro.

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Pensando anche a quello che è successo in questi giorni per quanto riguarda la polemica tra animalisti e veterinari promossa da parte del Fronte Animalista, ma anche alle problematiche che il veterinario pubblico può incontrare con animalisti, allevatori e macellai (Osservatorio sulle Intimidazioni ai Veterinari Pubblici) ho deciso di scrivere questo articolo.

Cominciamo proprio dalle basi, su cose che tanto scontate non sono: che cos’è il medico veterinario?
Ne da una definizione completa l’articolo 1 del codice deontologico veterinario:

Art. 1 – Medico Veterinario – Il Medico Veterinario svolge la propria attività professionale al servizio della collettività e a tutela della salute degli animali e dell’uomo.
In particolare, dedica la sua opera:

  •  alla protezione dell’uomo dai pericoli e danni a lui derivanti dall’ambiente in cui vivono gli animali, dalle malattie degli animali e dal consumo delle derrate o altri prodotti di origine animale;
  •  alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura delle malattie degli animali e al loro benessere;
  •  alla conservazione e allo sviluppo funzionale del patrimonio zootecnico;
  •  alla conservazione e alla salvaguardia del patrimonio faunistico ispirata ai principi di tutela delle biodiversità, dell’ambiente e della coesistenza compatibile con l’uomo;
  •  alle attività legate alla vita degli animali familiari, da competizione sportiva ed esotici;
  •  alla promozione del rispetto degli animali e del loro benessere in quanto esseri senzienti;
  •  alla promozione di campagne di prevenzione igienico-sanitaria ed educazione per un corretto rapporto uomo-animale;
  •  alle attività collegate alle produzioni alimentari, alla loro corretta gestione e alla valutazione dei rischi connessi.

Il medico veterinario, dunque, non deve occuparsi esclusivamente della salute degli animali, ma anche di quella dell’uomo, nell’ambito della sicurezza sanitaria nel rapporto uomo-animali e nel consumo dei prodotti di origine animale.

Quando si parla degli scandali alimentari e di casi sporadici di allevamenti non a norma, secondo l’opinione pubblica non esistono organismi di controllo, oppure si pensa che facciano male il loro lavoro. Credo che la percezione pubblica sia condizionata  soprattutto dalla cattiva informazione e a programmi risibili dove si fa caciara attorno allo scoop sensazionalistico e si stigmatizza tutta una categoria di lavoratori.

I servizi veterinari pubblici italiani sono anomalia nell’ambito dei servizi veterinari pubblici a livello mondiale, poiché fanno capo al Ministero della Salute e non a quello dell’Agricoltura.
Mentre il cappello produttivo che fa a capo del Ministero dell’Agricoltura ha come scopo principale il reddito e la produttività, il cappello sanitario si pone come obbiettivo primario quello della sanità della produzione, alimenti sicurezza rapporto animale-uomo.

Le ASL(Azienda Sanitaria Locale) sono enti pubblici che fanno parte del Servizio Sanitario Nazionale. Comprendono un’area dipartimentale di sanità pubblica veterinaria, la quale ha il compito di perseguire gli obbiettivi di prevenzione dei rischi, promozione della salute, al fine di salvaguardare e migliorare la salute umana. Si occupa principalmente di sorveglianza, profilassi di malattie infettive degli animali; inoltre verifica il welfare degli animali da allevamento e da sperimentazione, aggiorna i dati anagrafici degli stessi, la sicurezza alimentare (per esempio che non ci siano farmaci, ormoni, antibiotici all’interno delle carni, che non ci siano sofisticazione dei prodotti alimentari), l’impatto ambientale e l’igiene degli allevamenti.

I servizi veterinari all’interno della ASL sono suddivisi in tre AREE funzionali con compiti e specializzazioni distinte, come riportato dal seguente schema:

COMPETENZE SPECIFICHE DELLE TRE AREE FUNZIONALI  
AREA A : SANITA’ ANIMALE
· Profilassi pianificate nazionali – regionali e locali (queste ultime su eventuali progetti obiettivo);
· Interventi su focolai di malattie infettive e diffusive denunciabili ai sensi del DPR 320/54 (Regolamento di Polizia veterinaria);
· Sorveglianza veterinaria sulle malattie infettive degli animali a carattere zoonosico.
· Piani di monitoraggio
· Gestione dell’anagrafe bovina
· Vigilanza veterinaria permanente negli allevamenti e concentramenti di animali, sugli spostamenti e sui mezzi di trasporto, sul commercio, l’importazione e l’esportazione di animali e sulle manifestazioni zootecniche;
· Controlli documentali, istruttorie e procedure autorizzative (ex art. 48 L.R. 56/779
· Gestione e aggiornamento dell’ anagrafe canina
· Educazione sanitaria rivolta agli operatori del settore ed alla popolazione

AREA B: ISPEZIONE E CONTROLLO DELLE DERRATE DI ORIGINE ALIMENTARE

· Ispezione e controllo della filiera di produzione delle carni fresche ottenute da animali da reddito (rispetto del benessere animale durante l’abbattimento, visita antemortem, igiene della macellazione, ispezione postmacellazione, giudizio ispettivo e destinazione delle carni;
· Vigilanza e controllo negli stabilimenti con riconoscimento regionale e comunitario di tutta la filiera produttiva degli alimenti di origine animale (sezionamento, deposito, lavorazione, conservazione, trasporto delle carni e dei prodotti di origine animale)
· Vigilanza e controllo territoriale degli esercizi (spacci, supermercati, ristorazione collettiva, vendita ambulante, sagre, manifestazioni gastronomiche (per quanto di competenza veterinaria)
· Verifiche negli stabilimenti di produzione mirati alla corretta applicazione dei piani di autocontrollo aziendali
· Controlli documentali, istruttorie e procedure autorizzative
· Vigilanza e controllo su tutte le partite di alimenti di origine animale provenienti da scambi CEE e Paesi Terzi
· Gestione ed aggiornamento dell’anagrafe degli impianti produttivi e commerciali
· Educazione sanitaria rivolta agli operatori del settore ed alla popolazione

AREA C: IGIENE DEGLI ALLEVAMENTI E DELLE PRODUZIONI ANIMALI
· Controllo e vigilanza sulla distribuzione e sull’impiego del farmaco veterinario anche attraverso i programmi per la ricerca dei residui con particolare riguardo ai trattamenti illeciti o impropri;
· Vigilanza e controllo sul latte e sulle produzioni lattiero-casearie
· Vigilanza e controllo sulla produzione e commercio degli alimenti destinati agli animali e sulla produzione animale;
· Vigilanza e controllo sulla riproduzione animale;
· Documentazione epidemiologica relativa ai rischi ambientali di natura biologica, chimica e fisica derivanti dall’attività zootecnica e dall’industria di trasformazione dei prodotti di origine animale e tutela dell’allevamento dai rischi di natura ambientale;
· Controllo sul trasporto degli animali e sullo smaltimento dei rifiuti di origine animale (per quanto di competenza);
· Controllo sull’igienicità delle strutture, del benessere animale, delle tecniche di allevamento e delle produzioni, anche ai fini della promozione della qualità dei prodotti di origine animale (es. Legge Regionale 35/88 Carni Certificate)
· La vigilanza ed il controllo sull’impiego degli animali nella sperimentazione, delle popolazioni di animali sinantropi in ambito urbano (es. piccioni)
· Educazione sanitaria rivolta agli operatori del settore ed alla popolazione

[TRATTO DA Storia della Veterinaria]
Della salute umana e animale si occupano anche gli istituti zooprofilattici sperimentali, che non sono dei centri dove si testa preservativi per gli animali: sono parte del Servizio Sanitario Nazionale, dipendono direttamente dal Ministero della Salute e sono lo strumento tecnico nell’ambito della prevenzione delle malattie infettive. All’interno degli istituti zooprofilattici esistono centri nazionali di referenza che si occupano di specifiche malattie, standardizzazione delle procedure diagnostiche e servono a garantire supporto tecnico e operativo a tutti i laboratori pubblici che si occupano di diagnosticare quella specifica malattia.
Nell’ambito della sicurezza alimentare e della salute pubblica, vale la pena di citare anche gli UVAC (Uffici Veterinari per gli Adempimenti degli obblighi Comunitari), I PIF (Posti di Ispezione Frontaliera), fanno parte integrante di una rete di
PIF dell’Unione Europea (UE), dalla quale sono abilitati per effettuare
controlli veterinari su animali vivi, prodotti di origine animale e mangimi
provenienti da Paesi terzi e destinati al mercato comunitario o al transito verso
altri Paesi terzi.

Vale la pena di citare anche i NAS, Nucleo Antisofisticazione e Sanità del corpo dei Carabinieri, istituiti nel 1962, quando si è presa coscienza del fenomeno delle sofisticazioni alimentari che cominciava a destare allarme nell’opinione pubblica.

Ma cosa succederebbe se i veterinari non si occupassero più  della salute umana? Cosa succederebbe se si realizzasse il sogno degli integralisti, ovvero che  ci fossero solo veterinari vegan puri che si occupano di curare gratis i pet con carezze, amore e medicine alternative che non derivano dalla sperimentazione animale?
Cosa succederebbe, quindi, se scomparisse tutto il servizio delle ASL veterinarie?

Parto dalle considerazioni di R. Marabelli e A. Mantovani (1997).

In primo luogo ci sarebbe una diffusione incontrollata delle malattie infettive degli animali (peste suina, pseudopeste aviare…) che possono causare vere e proprie stragi nei vari allevamenti, con il collasso economico del settore zootecnico (parte importante del prodotto interno lordo del nostro Paese) e il blocco delle esportazioni di animali e di prodotti di origine animale.

Non meno importante sarebbe la diffusione incontrollata delle cosiddette zoonosi, che sono le malattie trasmissibili dagli animali all’uomo (definizione della Direttiva 2003/99/CE).

L’esempio principe su cui mi soffermerò un attimo è la rabbia, malattia infettiva che colpisce gli animali a sangue caldo: per decenni è stata il motivo per cui la gente ha evitato i cani.
Prima di scoprire che esistono malattie che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo si credeva che le persone colpite dalla rabbia fossero possedute dal demonio. Sono nati anche dei miti: Ovidio descrisse bene la sintomatologia clinica della rabbia nelle sue “Metamorfosi”, dove avviene la trasformazione di Licaone in lupo. Secondo Juan Gomez-Alonso la rabbia può aver ispirato la nascita dei miti del lupo mannaro e del vampiro, in particolare la trasmissione del “male” tramite il morso. (Bill Wasik e Monica Murphy, Rabid: a Cultural History of the World’s Most Diabolical Virus, New York, Viking Press, 2012)

La scoperta del vaccino antirabico si deve a Pasteur e ovviamente alla sperimentazione animale. Pasteur, verso la fine dell’Ottocento, riuscì ad immunizzare molti cani dopo numerose prove, partendo da un siero ottenuto da parti di midollo di coniglio morto per rabbia. Il midollo veniva fatto dissecare in modo da far perdere virulenza al virus e tritato in acqua e successivamente iniettato sottocute ai cani. Dopo notevoli successi fece la prima sperimentazione umana su un bambino azzannato ripetutamente da un cane rabbico, portato da una madre disperata. Fu il primo di una serie di grandi successi. Inutile dire che da allora sono stati fatti notevoli passi avanti, tante che l’ultimo caso di rabbia domestico in Italia è stato nel 1978. Da allora non è più stata segnalata e negli ultimi trent’anni, grazie alla profilassi vaccinale operata dai medici veterinari, la popolazione dei cani di proprietà ha avuto una notevole impennata e nel tempo si è modificato i rapporti tra animali e uomini, dalla zoofobia alla convivenza. Sono state introdotte nuove pratiche (pet terapy) e creati nuovi centri (le fattorie didattiche e i santuari) per animali, quindi anche il rischio delle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo per l’uomo è cambiato.

L'”animalizzazione” dell’ambiente porta all’immissione di materiale organico (peli, squame di pelle…) e quindi funghi, acari che possono causare allergia nell’uomo. L’imbrattamento da feci animali può portare a diverse problematiche, oltre che problemi legati al degrado ambientale, ai costi della pulizia sottopone le persone a rischi, come Campylobacteriosi, Salmonellosi, Toxocarosi, Toxoplasmosi, Echinococcosi cistica.

Se venisse abolito il servizio veterinario potrebbero ricomparire malattie eradicate, come la tubercolosi e appunto la rabbia, inoltre, vista la modificazione della legislazione e della sensibilità nei confronti dei cani, sarebbe impossibile da gestire.

Le ASL si occupano anche della gestione dei randagi. Una cosa che sicuramente il Fronte Animalista non sapeva, quando ha preso di mira la veterinaria di Padova imbrattando i muri del suo ambulatorio, è che quando si incontra un animale randagio ferito bisogna rivolgersi al veterinario pubblico di turno. (link per approfondimento sulla vicenda)

I cani vivono di più anche perché  con gli attuali strumenti di profilassi veterinaria si riesce a controllare il cimurro e la parvovirosi, malattie infettive che negli anni Settanta decimavano la popolazione canina, in particolare i cuccioli.

Oltre che la sensibilità nei confronti del regno animale, sono cambiati anche i gusti delle persone e gli scambi internazionali! Basta pensare alle new entry, tipo la zanzara tigre (Aedes albopictus), Febbre Chikungunya,Dengue, Zika virus e West Nile Disease trasmesse da zanzare.
Che bella la natura, mi piace camminare scalza nel bosco (malattia di Lyme,  febbre bottonosa, trasmesse da zecche) e mangiare sushi e altro pesce crudo come la tartar di salmone e tonno (rischio di anisakis, opistorchis e altri parassiti), ma anche quella di cavallo non è male (rischio trichinella spiralis), credo di non lavare mai troppo bene le verdure prima di mangiarle ( rischio toxoplasmosi, per fortuna non sono all’inizio della gravidanza né immunodepressa). Per fortuna abbiamo acquisito conoscenze importanti sull’igiene e sulla cottura degli alimenti. Insomma, siamo sottoposti ad un sacco di rischi, mentre magari pensiamo alle mozzarelle blu e alla mucca pazza.

Se si parla degli scandali alimentari è perchè esiste un sistema di controllo e di segnalazione che li ha rilevati. La mozzarella blu, pollo e maiali alla diossina, il vino al metanolo, farmaci, i residui degli antibiotici…

In televisione si parla esclusivamente di scandali alimentari e problemi sanitari, alimentando psicosi di massa che portano a tracolli del mercato, così è successo per la mucca pazza (nessun morto in Italia) per l’influenza suina (numero di decessi inferiore alla normale influenza) e aviare.

Non viene spiegato mai che esiste un sistema di controllo ufficiale su tutti gli alimenti di origine animale commercializzati ad ogni titolo, persino nelle ristorazioni pubbliche (come le mense scolastiche o degli ospedali) e private. Le attività di controllo prevedono ispezioni a tutti i livelli della filiera produttiva fino al confezionamento,  con attività di campionamento e monitoraggio.

Non viene spiegato che gli esercizi di commercio di alimenti di origine animale al dettaglio (per esempio macellerie, pescherie…) devono essere registrati, così come anche gli allevamenti e gli animali, che vengono rilasciate certificazioni per l’esportazione dei prodotti di origine animale, che gli impianti di produzione di origine animale devono avere il riconoscimento comunitario per la commercializzazione all’ingrosso e in ambito CE.

Esistono sistemi di analisi del rischio e attività di gestione dei sistemi di allerta per alimenti di origine animale a seguito di segnalazione di potenziale pericolosità, contaminazione e si fanno indagini per sospette tossinfezioni alimentari a seguito di consumo di alimenti di origine animale.

Bisogna anche dire che non tutto il male viene per nuocere, per esempio dopo lo scandalo della mucca pazza è stata istituita l’anagrafe bovina e l’etichettatura delle carni bovine, dopo l’H5N1 nel 2005 è stata introdotta in Italia l’etichettatura del pollame nazionale che ricostruisce tutta la storia del prodotto, dall’allevamento alla distribuzione, dopo l’influenza suina è stata introdotta l’etichettatura delle carni di maiale, di cavallo e di pecora e capra poi esteso agli altri prodotti di origine animale.

Durante la puntata di AnnoUno il Ministro Lorenzin ha anche promesso un aumento del numero dei dipendenti pubblici veterinari e un aumento dei controlli per ridurre le irregolarità. Si spera che la promessa venga mantenuta, nonostante i tagli alla sanità pubblica e la crisi, e che i veterinari pubblici siano distribuiti in modo razionale, non tanto in base alla densità demografica delle zone, ma in base alla densità di allevamenti, macelli e strutture di interesse per la sanità pubblica.
Si spera che in futuro i media trovino una giusta misura:  le indagini sulle omissioni e sui casi di mancato rispetto della legge sono importanti e stimabili, ma non devono essere accompagnate da generalizzazioni e falsi allarmismi, né alla promozione di attività illecite (come per esempio quelle svolte dai gruppi ALF).
Inoltre bisogna valutare anche l’impatto di determinate crociate contro allevatori e  veterinari e  la promozione tout-court dell’allevamento estensivo in Italia.

Tenendo conto che il consumo di carne rimane una scelta personale (ed è una pratica eticamente accettata dalla quasi totalità della popolazione), così come personale è la morale che ci spinge ad essere onnivori o vegetariani, cosa potrebbe portare  una battaglia del genere? Potrebbe portare a rendere le leggi sempre più restrittive e a moltiplicare i costi dell’allevamento. Se si moltiplicano i costi dell’allevamento si moltiplicano anche i costi della carne. Non è la conta degli hashtag su twitter che dà la percezione reale del consumo di carne, ma le leggi del mecato: il consumatore medio vuole una carne buona a poco prezzo, quindi invece che rivolgersi al mercato italiano a causa del mercato libero si rivolgerebbe a prodotti provenienti da altri Paesi (dove magari le leggi per la tutela del benessere sono meno restrittive) che possono soddisfare la sua richiesta.

Poi magari lamentiamoci della crisi.

L’idea che avrei voluto avere io

C’era una volta il web 2.0: una giungla di pubblicità, opinioni, articoli, video, pensieri, campagne. Una ragnatela di citazioni preconfezionate, opinionismo da fast food, meteo-fai-da-te, pensieri molto tumbr, belle ragazze coi filtrini vintage, like,  commenti ridondanti, contenuti trash, citazioni, filosofi da lounge bar. Un minestrone omogeneo, una poltiglia di idee, immagini e pensieri che si mescolano e confondono l’una con l’altra.
In questo mare ogni tanto emerge qualcosa. Un iceberg.

E che palle, penseranno tutti, ormai siamo assuefatti, sapete già dove voglio andare a parare. Ghiaccio, acqua…Icebucketchallenge! Saluti a quelli che hanno smesso di leggere.

Quelli che continuano si chiederanno…
farà parte di quelli che fanno i fighi gettandosi le secchiate d’acqua, di quelli che donano o di quelli che condannano l’iniziativa?
Comunque sia, qualunque cosa dirai e deciderai, sei sempre parte del meccanismo dell icebucket challenge. Non puoi uscirne. Cerco di spiegarmi meglio.

Sei il figo, basic, quello che decide di partecipare gettandosi la secchiata d’acqua e ghiaccio. Ma che cavolo c’entra la secchiata di ghiaccio con la SLA? Vorrebbe mimare -molto lontanamente- l’intorpidimento ai muscoli con cui il malato di SLA deve convivere ogni giorno. Mossa di solidarietà, mossa esibizionistica, mossa politica, mossa propagandistica, quello che vuoi, la gente vede il video, vuole saperne di più, si informa.

Sei il figo ultra, quello che dona. Sei troppo figo, sensibile, solidale, modesto per fare questa sciocca azione del bagnarti la zucca con una secchiata d’acqua gelata. Doni.  Magari ti ergi a portavoce dei malati, dicendo che una secchiata d’acqua gelata non li aiuta. Magari lanci anche la frecciatina al club della secchiata gelata. “Io ho donato, io non faccio il figo”.  E metti lo screen in bella vista della donazione. La gente vede il tuo screen, vuole saperne di più, si informa.

Sei il figo ultrasuper, fai entrambe. Combo, punti superiorità-morale doppi. L’importante è che il budget versato sia proporzionato al tuo reddito, altrimenti fai la figura della Littizetto e le altre persone moralmente superiori rimarranno comunque indignate dalla tua donazione, nonostante tu l’abbia fatta, i cento euro della Littizetto sono diversi dai zero centesimi che donano gli altri, evidentemente.
Comunque sia, la gente vede il tuo screen, vuole saperne di più, si informa.

Sei il figo alternativo, quello che condanna l’iniziativa. L’antimodaiolo. Quello delle foto dei bambini africani che muoiono di sete – Magari non ti renderai conto che nella vita una persona produce mediamente otto tonnellate di cacca e che ogni giorno il tuo sciacquone scarica una secchiata d’acqua potabile sulla tua dose di cacca giornaliera –

Oppure sei l’antimodaiolo serio, quello che dice l’icebucketchallenge è una puttanata, quello che condanna i VIP o quelli che donano perché fanno scena. Ma tu sei superiore moralmente, più di quello che si fa la doccia che di quello che sgancia. Magari doni ad altre associazioni che parassitano l’iniziativa prendendo qualche briciola di finanziamenti scimmiottando l’idea rivoluzionaria, accaparrandosi questa fetta di pubblico diversamente moralista. Doni alla ricerca alternativa, che non sai bene cosa sia. Non sai bene come verranno usati i soldi ma anche tu la tua buona azione l’hai fatta.
Oppure fai un video dove fai qualcosa di alternativo, tipo rovesciarti coriandoli, aria o benzina.
Metti lo screen o scrivi uno status dove condanni l’icebucketchallenge, tu sei diverso, tu sei moralmente superiore, non segui le mode. Fai comunque parte del gioco.
La gente vede il tuo screen/status, vuole saperne di più sull’iniziativa che condanni, si informa.

Nel bene e nel male diventa virale. Niente di meglio per sfruttare a pieno la potenza dei social network.

Un’idea a dir poco geniale. Per le campagne siamo rimasti ancora a “foglietto e hashtag”. Guardo le mie foto e penso…Fantasia rasoterra.

(votate #iostoconlaricerca, è tra i 10 migliori hashtag al concorso Macchianera Awards del 2014 -> qui, al punto 35)
Questo genere di campagne ha avuto un discreto successo ormai tempo fa, tanto che son state pure scopiazzate dalla controparte quando faceva campagna d’opposizione alle nostre iniziative. Chi segue gli altri resta comunque dietro, ma quando l’ambiente si satura di iniziative tutte uguali, non si notano più. Ora il foglietto e la frase ad effetto son talmente banali che non catturano più l’attenzione di nessuno.

Ma le organizzazioni non governative, le associazioni senza fini di lucro, le singole persone che si rendono conto dell’importanza di un argomento o di una notizia, devono ideare qualcosa di geniale per emergere dalla poltiglia di idee e notizie del web. Perché loro non possono permettersi di investire l’esiguo budget in campagne per raccogliere fondi per la ricerca o per l’assistenza, non possono acquistare dello spazio sui giornali o sulle tv, devono conquistarlo. Non puoi costringere la gente ad ascoltarti, ma puoi convincerla che sia una buona idea farlo e che stai dicendo cose importanti che vale la pena di ascoltare. Questo è il senso dei flashmob, delle manifestazioni, delle proteste, delle azioni forti. Conquistare spazio sui mass media. Non è possibile limitarsi all’espressione di un’idea, alla divulgazione basic. A pochi interessa essere sommersi immediatamente da una marea di informazioni. A che pro? Che ce ne frega?
Come rompere il muro dell’indifferenza? Bisogna appellarsi alla sensibilità delle masse?
E come siamo messi a sensibilità? Altre persone moralmente superiori condannano l’icebucket challenge sostenendo che la società avrebbe avuto una deriva verso la superficialità e una mancanza di empatia incredibile, che bisogna ricorrere a queste pagliacciate per attirare l’attenzione su temi seri. E intanto loro parlano di SLA come tutti, dimenticandosi l’HIV, cancro al seno ecc.
Tempo fa condivisi questo video, molto probabilmente non l’avete visto.

Siamo assuefatti, le musichette lente e tristi con il pianoforte o col violino che accompagnano frasi toccanti non scalfiscono più il muro dell’indifferenza delle folle, sarà perché oramai la cronaca nera è quasi diventata uno show.
C’è disagio ovunque, dove devo guardare? Chi devo ascoltare? Che devo fare? Pensi, mentre cerchi di evitare lo sguardo di un mendicante, o quando mangi i pop corn, guardando annoiato l’ultimo servizio di Pomeriggio Cinque, dove descrivono i dettagli più raccapriccianti di come sia stata trucidata la vittima, la triste vita della famiglia, lacrime, disperazione davanti alle telecamere. Scorri la home di Facebook evitando accuratamente di guardare i video delle esecuzioni sanguinolente condotte dai membri dell’ISIS. Forse erano meglio le arachidi dei pop-corn.

Io mi chiedo ancora come mai un video del genere, quello che avevo condiviso sulla SLA prima, che ti sarai già scordato (sempre che tu l’abbia visto), non abbia toccato molte più persone. Ma io non posso comprendere i meccanismi delle masse.
L’unica cosa che credo di aver capito è che bisogna cercare di attirare in qualche modo l’attenzione. Rompere il muro dell’indifferenza.
Devi imparare a giocare con i mezzi che hai, sul campo, con quello che c’è. Le folle non ragionano come te, tu non ragioni come loro. Tu non puoi cambiarle. Devi capirle.
Con l’icebucketchallenge la folla ha reagito, la folla non è più indifferente. Tutti devono dire qualcosa sull’iniziativa o sulla malattia.

L’idea ha fatto breccia, ora si può cominciare a discutere di quello che ci interessa. La SLA.
Ormai l’argomento ha toccato tutti, molte persone hanno scoperto cos’è la SLA, molti hanno approfondito l’argomento, molti hanno donato ad associazioni che si occupano di ricerca e assistenza ai malati.
Un’idea che ha raggiunto tutto il mondo. Ormai più 24 milioni di video, una settimana fa le secchiate d’acqua gelata hanno raccolto 8 milioni e mezzo di dollari in sole 24 ore per ASLA (associazione sclerosi laterale amiotrofica), adesso saranno molti di più.
Qui invece potete notare come crescono i fondi raccolti da AISLA, l’associazione italiana.

Ho letto molti articoli che continuano a dire che l’iniziativa in Italia vuol dire “docce gelate ma nessuna donazione”… ma, come potete vedere, le cose son diverse. Citando un certo Davide Basile, l’AISLA ha iniziato a spingere la campagna in Italia ufficialmente il 21/8 (qui il post con il video della doccia gelata del presidente https://www.facebook.com/AISLA/posts/968858929806160). Ciò vuol dire che prima di allora probabilmente molti italiani hanno donato all’ALSA (l’associazione americana che per prima ha lanciato la raccolta).
– il 22/8 i primi dati dichiarati ufficiali: 26.000€ circa raccolti
– da allora in circa 48 ore si è arrivati a 150.000€ con una progressione impressionante (vedi grafico basato sulle dichiarazioni ufficiali fatte dall’associazione)

Oggi 28/8 siamo a quota 800k €.

Una semplice idea che ha sensibilizzato tutto il mondo su questa malattia, una sola e semplice idea che ha mosso tutti, che darà il via ad altre iniziative simili.

In altri settori si è usata spesso questa tecnica, definita come marketing virale, viene utilizzata per pubblicizzare prodotti di varia natura, ha spesso ottenuto dei risultati impressionanti. Mi ricordo quando Facebook venne invaso da questo spot…

Applicare il marketing virale alla ricerca scientifica e alla sensibilizzazione sulle malattie rare è stato un colpo di genio e dovrebbe far comprendere che per parlare alle masse bisogna scendere dal piedistallo e ragionare in modo diverso, a mente fredda…
E non concluderò con la battuta sull’acqua e ghiaccio per rinfrescare la zucca.

A quale “categoria di fighi” vorrei appertenere io?
Rileggi il titolo.

Aggiungo una nota a margine, un commento che mi ha colpito moltissimo di Mauro Bruni Longo:
“finalmente qualcuno sta capendo come si sfrutta l’immenso potenziale della VANITÀ in Internet. 
È come se avessero eretto un parco eolico in un luogo ventosissimo”.

E se Galileo Galilei fosse vissuto nella nostra epoca?

Galileo Galilei, fisico e filosofo della natura è considerato il padre della scienza moderna, a lui dobbiamo il metodo scientifico che viene utilizzato in tutte le scienze.

Diede importanti contributi in fisica e in astronomia ma il contributo più famoso lo ha dato nella rivoluzione astronomica, sostenendo la teoria copernicana.
Quest’ultima, ideata da Copernico, sosteneva che gli astri ruotassero attorno al Sole e non alla Terra, semplificando di molto i calcoli previsti dal sistema geocentrico (detto anche aristotelico-tolemaico).

Ora, mettiamo per assurdo che agli italiani freghi qualcosa di scienza….

Mettiamo che Galileo sia nato a Pisa, sempre il 15 febbraio, ma non il 1564, bensì il 1954 o in quel periodo.

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Si comincia a udire qualcosa sulla teoria copernicana, nulla di più di chiacchiericcio tra specialisti astronomi appassionati, affascinati da tale teoria.
In questo ambiente comincia a farsi conoscere Galileo, il quale sosteneva fortemente la teoria copernicana: la Terra non è al centro dell’Universo, la Terra gira intorno al Sole.
Armato di cannocchiale da lui stesso perfezionato, ha osservato  i satelliti di Giove che seguivano il pianeta nel suo moto attraverso il cielo, scoprendo che non si trattava altro che di “lune” di Giove, ha pubblicato dunque il Siderus Nuncius. Poi ha osservato le fasi di Venere, le quali falsificavano il sistema tolemaico e dimostravano che il pianeta ruotava attorno al Sole.
Osservò la Luna, e il Sole. La Luna presentava crateri, deformità, altipiani, il Sole le cosidette macchie solari. I corpi celesti non erano perfetti come sostenuto dalla teoria tolemaica secondo il quale ogni cosa appartenente al regno celeste è perfetta e immutabile.
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Queste teorie rivoluzionarie e scandalose attirano molto l’opinione pubblica, non si fa altro che parlarne, dalla mattina alla sera. Si comincia a leggere qualcosa sui giornali e si vede qualche servizio in tv.
La scienza non è democratica. Però la gente crede di poter stabilire se la Terra stia al centro dell’Universo o meno, se i corpi celesti siano perfetti ed eterni o no.  Non serve avere per forza cognizione di causa, ognuno dice la sua. Tv,internet. Facebook, Blog, twitter, una chiacchierata davanti ad un caffè con gli amici. Tutti sanno tutto.

Benvengano i sedicenti esperti, troveranno sempre spazio per parlare in prime time, magari intervistati da qualche giornalista ex-animatore turistico.
L’interesse per la questione diventa sempre più grande, sempre più grande..
La teoria copernicana non piace molto, ma il dibattito sulla questione interessa molto alla gente.

Intanto attorno alla teoria geocentrica – sicuramente più gradita dal grande pubblico – cominciano a nascere ONLUS, campagne elettorali, che continuano ad influenzare l’opinione pubblica e a rinforzare il pregiudizio che la teoria geocentrica sia quella giusta.
I sondaggisti dicono che l’idea che la Terra sia al centro dell’universo attira l’80% della popolazione, di questa percentuale, buona parte fornisce un elettorato concentrato.
La teoria geocentrica comincia a diventare un interesse primariamente politico. Se dico che la Terra sta in mezzo all’Universo la gente mi vota, sembra un argomento di primaria importanza in questo momento in Italia, per molti più della crisi. Alcuni partiti decidono dunque di prostituirsi all’ignoranza del popolino, epurando qualsiasi parlamentare che simpatizzi con Galileo e le sue idee balzane.
Molti politici concentrano la propria attenzione e le proprie campagne mediatiche in difesa della teoria geocetrica e conquistano spazio televisivo, influenzando ulteriormente le errate convinzioni del volgo.
Diventa sempre più complicato insinuare il dubbio che le cose possano essere diverse.
Ma se l’intera umanità votasse a favore della teoria della Terra geocentrica, comunque la Terra non sarebbe al centro dell’universo, è questo il fatto.
La realtà se ne frega di quello che pensi e di quello che vuoi tu e la verità fa un po’ quello che vuole.

Eppure non mancherebbe chi fa raccolte firme e raccolte fondi, campagne, festival, sagre, conferenze, iniziative, flashmob, sit-in, interi servizi televisivi, cene, presidi permanenti, tatuaggi, prodotti, azioni dimostrative per sostenere la teoria geocentrica

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In questo ambiente cominceranno a farsi conoscere gli scienziati aristotelici, che vivranno di ONLUS, conferenze, convegni, finanziamenti, fundraising e cenette in sostegno della teoria aristotelica. Quelli si che scoperanno un sacco, mica come Galileo, in fondo non fanno altro che confermare pregiudizi e bias cognitivi al quale la gente si aggrappa disperatamente. Son dei salvatori, degli eroi.
Qualcuno di loro sa che la teoria aristotelica è superata, ma per tirare a campare e per trombare gli conviene recitare.
E Galileo?
Ovvio che verrà sputtanato. Lui è lo scienziato pazzo, eccentrico come le sue teorie. Alcune organizzazioni concentreranno la loro attività proprio nello sputtanamento del povero Galileo. Marcia verso Roma contro Galileo Galilei.
Galileo bastardo.
Galileo psicopatico esibizionista.
Galileo eccentrico come le sue teorie del cazzo.
Capra ignorante. Pagato.
Si sta meno a screditare una persona che quello che dice, soprattutto se questa ha ragione.

Una persona del genere attira sicuramente le riviste di gossip, ci sarebbero interi servizi di Studio Aperto e Verissimo su di lui.
Ci saranno pseudogiornaliste che ispezioneranno minuziosamente i social network, le pagine di Galileo Galilei, il suo profilo personale, i suoi tweet, i suoi commenti, alla ricerca di frasi da decontestualizzare e strumentalizzare per creare lo scoop da postare nel loro ridicolo blog ospitato gentilmente da qualche grossa testata giornalistica.
“Galileo Galilei ama annusare le ascelle di sua nonna? lo scopriremo nel 2015”

Sui tabloid e sui “telegiornali” che ci piacciono tanto, tra l’estate più calda, la moda mare e l’inverno più freddo si parlerà di Galileo, l’antieroe: cosa mangia, cosa non mangia, cosa beve, cosa non beve, quante volte va cagare al giorno, con chi si vede, con chi non si vede, vita, morte e miracoli delle sue amanti o supposte tali, cosa potrebbe pensare, come avrebbe potuto comportarsi se avesse fatto così, cosa avrebbe potuto pensare se avesse fatto questo o quello, una valutazione tecnica delle sue prestazioni sessuali con intervista e pareri di Tina Cipollari, quanti animali ha, come si chiamano, come si sarebbero potuti chiamare i suoi figli se fossero stati biondi, che disturbi ha, chi sono i suoi parenti, che traumi ha ipoteticamente subito.
La teoria copernicana e gli scritti di Galileo verranno commentati invece dalla d’Urso e dal senatore Cirenga a Pomeriggio 5, con la speciale partecipazione di Padre Pio e Simplicio.
Su qualche pagina Facebook come Scienza di Confine verranno rivelati i rapporti tra Galileo e i Rotschild, le scie chimiche, i massoni, i fascisti, i comunisti, gli illuminati e i rettiliani.

Questa è l’era del marketing dove se ti somministrano merda mista piscio infiochettati per bene li mangi di gusto. No, non lo dico per scherzo.
La gente si beveva il siero di Bonifacio che era distillato di merda di pecora, o si beve la propria urina nella speranza di guarire o stare meglio.
Ma torniamo a noi: la teoria rivoluzionaria proposta da Galileo era difficile da digerire, ma con un poco di zucchero la pillola va giù, cantava Mary Poppins.
Galileo quindi deve elaborare grandi idee per far sentire la propria voce, per raccontare la teoria copernicana in modo che possa essere gradita o quantomeno accettata dal grande pubblico.
Deve escogitare strategie per smarcarsi dagli sputtanamenti televisivi e dei tabloid. Potrebbe proprio sfruttare l’effetto Streisand per dire quello che pensa.
L’opinione pubblica è governata dagli esperti di comunicazione. Bisogna saper parlare, non strettamente necessario conoscere l’argomento di cui si parla.
Galileo, prima di essere grande scienziato, sarà mai un buon oratore?

In ogni caso la guerra è complicata perché si batte contro attori falliti  e meteore che cercano di nuovo visibilità che comunque un po’ di spazio sui giornali lo ricavano.
Si deve battere contro politici e grosse associazioni che possono permettersi uffici stampa e esperti di marketing con i controcoglioni. Queste grosse associazioni hanno pure un sacco di fondi da investire in campagne di “informazione” ben studiate, monopolizzano le radio e le televisioni pagando qualche migliaio di euro per uno spot.
E non solo, la guerra più difficile che dovrà affrontare è sicuramente quella contro un pregiudizio ben radicato nella società, quello che siamo al centro dell’Universo.

ll marketing di questi tempi gioca tutto sull’elogio all’unicità: tu sei il centro dell’universo, del tuo mondo, gira tutto intorno a te, tutto intorno a te, costruito intorno a te, la COOP sei tu, Nutella sei tu, su misura per te, perché tu vali…
Come potrebbe mai funzionare una teoria che dimostra l’esatto contrario?
No, non potrebbe mai e poi mai funzionare.
Tutto smetterebbe di girare attorno a noi esseri speciali, ci renderemmo conto di essere un battito di ciglia nella storia dell’universo, noi e la nostra Terra, piccola e insignificante tra infiniti mondi, infiniti soli e infinite galassie solo nell’universo osservabile.
…e nessuno comprerebbe più SUV, birre o altri prodotti “che ti rendono speciale”.

Ma come fa Galileo, che non ha molti fondi da investire per acquistare un po’ di spazio su tv e giornali e farsi sentire? A lui non resta che aprirsi blog, una pagina Facebook, un canale su youtube,sfruttare quindi le grandi possibilità che offre l’era internet 2.0 a budget zero.

Su Facebook carica le foto della superficie lunare. La maggior parte delle persone dice che è photoshoppata ma intanto condivide.
Anche i video caricati su Youtube secondo il popolino sono fake. Si chiedono quanti fondi avesse il buon Galileo per permettersi effetti speciali di alta qualità.

heeee

Mi chiedo se il Galileo di oggi sarebbe mai stato un grande scienziato. Forse se fosse vissuto in questa epoca non rappresenterebbe proprio un bel nulla o nessuno dal punto di vista scientifico. Nelle pubblicazioni delle sue scoperte sull’isocronismo pendolo, sulla  bilancia idrostatica, sul termoscopio, sulla caduta dei gravi, sulle migliorie sul telescopio,  il suo nome appare al massimo e per grazia ricevuta al terzo posto. Poi dipende ovviamente con chi ha collaborato, se con persone oneste o con persone bramose di autorità e gloria. Molti grandi scienziati sconosciuti vivono all’ombra di altri grandi scienziati famosi.
Quindi potrebbe essere benissimo un “nessuno che parla”, con poche pubblicazioni scientifiche alle spalle. Forse non avrà neanche avuto la cattedra, sarà rimasto un ricercatore precario, un “valletto” di un qualche barone universitario. Magari anche sostituisce a lezione il docente confermato – quello che ci piazza il suo nome al primo posto sulle pubblicazioni delle scoperte Galileo -, magari gli prepara le slides per le lezioni, magari gli prepara anche il pranzo, chi lo sa!
Magari il docente confermato  o l’Università stessa non vorrebbero neppure che Galileo si esponesse mediaticamente, nonostante fossero concordi con le teorie da lui sostenute, come il resto della comunità scientifica.
Quindi Galileo dovrebbe starsene zitto, smettere di sostenere la teoria copernicana e subire la campagna di sputtanamento, per “mantenere un profilo basso“. Immerso in un mare di merda, immobile, per paura di un goccio di merda in più.
Non so se sarebbe mai stato nominato «primario matematico» o «primario matematico e filosofo» nell’ambiente universitario attuale.
Se osasse parlare o rappresentare qualcosa potrebbe perdere quel poco che ha, che gli garantisce quel poco reddito che basta per tirare a campare. 

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Magari Galileo fa la scelta saggia di abbandonare l’Università e rimanere libero nella sua rivendicazione dell’autonomia della scienza dalle autorità (religiose, politiche ecc) e dalle ideologie. Inoltre potrebbe guadagnarsi da vivere coltivando la figura dell’antieroe, concedendosi a qualche intervista prezzolata o diventando il personaggio di qualche show televisivo trash di prima serata. E magari guadagna anche bene. Grazie all’elevato stipendio e alla libertà da impegni didattici può dedicarsi esclusivamente ai suoi interessi, tanto da permettersi di coltivare la sua passione e proseguire le sue ricerche.
In questo caso allora si che potrebbe spacciarsi per grande scienziato, non servono pubblicazioni. E’ questione di come ci si dipinge davanti alla società.
D’altronde c’è pure gente che non ha prodotto proprio nulla  di nulla dal punto di vista scientifico, che viene definita grande scienziata, magari va a parlare a qualche conferenza dicendo sciocchezze fregiandosi di titoli che non ha oppure fa somministrare endovena distillato di kebab con “proprietà miracolose” a bambini malati. 

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Ci mancano i fighettini scientisti da salottino ottocentesco che, nonostante siano concordi con le teorie di Galileo, sentono il dovere di sfoggiare la loro superiorità intellettuale con tanto di latinorum,  supercazzole prematurate, trovando la loro supernicchia elitarista nello scontro tra titani, facendo opposizione unicamente al metodo di comunicare dei copernicani e dei simpatizzanti di Galileo.
Il pasticcio è peggiorato soprattutto dopo che Galileo ha pubblicato Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano. Qui Galileo è uscito dal genere consueto per la trattazione scientifica e ha proposto le ragioni filosofiche e naturali di entrambi le parti, sottoforma di dialogo tra il copernicano Salvati, l’aristotelico Simplico e Sagredo, che fa da moderatore.
Gli scientisti ritengono che tale scritto sia troppo volgare, semplice, senza termini tecnici e si soffermano a conteggiare minuziosamente gli errori grammaticali. “Non avremmo sprecato la nostra pergamena, se ‘l tenor di siffatto manuscripto da egli vergato fusse destinato al grande pubblico , ma stavolta strabuzzammo li occhi dinanzi a quanto leggemmo: Avrà elli ostentato la propria iniorantia ne lo dialogo tra Simplicio e Salviati non avendo ancora ‘mparato lectio alcuna da nobis!”
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Le ONLUS menzionate addietro, quelle nate per sostenere la teoria geocentrica aristotelica, intanto, proliferano come funghi. Qualche politico fallito, di quelli che hanno avuto una breve carriera in qualche partitucolo del cazzo, fondano associazioni di discreto successo.
Siccome capiscono un po’ meglio come macina in politica, investono vitalizi  e capitali accumulati durante la loro breve carriera per fare campagne e raccolte firme per prendere provvedimenti economici contro le persone, gli enti e le associazioni che sostengono la teoria copernicana.
La legge proposta dalla raccolta firme prevede che i detrattori della teoria aristotelica debbano risarcire lo Stato in quanto il caso sarebbe descritto dall’articolo 656 del Codice Penale, ovvero

“Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”: Chiunque pubblica o diffonde notizie (1) false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato [265, 269, 501, 658] (2), con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro.a.

La nuova legge prevederebbe il risarcimento di millemilaeuro allo Stato, inoltre prevederebbe che le associazioni geocentriste possano costituirsi come parte civile danneggiata ai processi che riguardano le teorie scientifiche che causano turbamento dell’ordine pubblico.
Lo Stato, sempre secondo suddetta legge, prevederebbe che i soldi raccolti dai provvedimenti economici siano donati alle associazioni geocentriste per continuare a combattere chi turba l’ordine pubblico con teorie rivoluzionarie.

La ONLUS geocentrista di successo investirà quindi i soldi raccolti in campagne per il 5×1000, raccolte fondi, pubblicità, trovate di marketing come la campagna di adozione a distanza di scienziati geocentristi. Buona parte dei fondi li investirà in avvocati e in cenette e cenoni per tenere il dito in culo a qualche magistrato e a qualche politico.
Poi, costituito il gruppo interparlamentare non ufficiale, la Onlus si fa le sue proposte di legge in materie che non le competono, ovvero che competono la scienza.

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Torniamo a Galileo.
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appiamo che nel 1633 fu accusato di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, processato e condannato dal Sant’Uffizio e costretto all’abiura delle sue concezioni astronomiche nel 22 giugno 1633. Nel presente il sant’Uffizio sarebbe sostituito dalla magistratura o meglio, da alcuni magistrati. Se a Galileo va bene, diventa una guerra tra magistrati, uno scontro tra titani, un po’ come il caso Stamina.

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Mettiamo che il Governo cerchi di intervenire creando una commissione di esperti che stabilisca se sia più corretta la teoria aristotelica o copernicana. Ci sarà sempre un magistrato geocentrista del TAR che deporrà la commissione di esperti e ne farà scegliere altri.  Poi ci sarà un altro Magistrato che eleggerà una Rita dalla Chiesa per fare il peer review dei lavori di Galileo, poi ci sarà anche il magistrato copernicano che cercherà di eleggere un esperto che farà da peer review a Rita dalla Chiesa.
Un magistrato nomina «primario matematico e filosofo» Galileo Galilei.
Un altro tiene il processo contro Galileo per la denuncia portata avanti dalla ONLUS Lega Anti Copernico.

E avanti così.

Che la teoria aristotelica sia superata da quella copernicana non lo stabilisce la scienza, lo stabilisce la popolazione, lo dicono i politici, gli attori e i cantanti famosi e i magistrati.

Vado finalmente al sodo: se il padre della scienza moderna fosse nato nella nostra epoca, sarebbe veramente cambiato qualcosa?
Galileo sarebbe sempre e comunque rimasto uno sfigato sovversivo.

Il parere degli esperti non conta ancora un cazzo, inoltre non abbiamo ancora capito cos’è il metodo scientifico.
Non è tutto: la rivendicazione dell’autonomia della scienza da ogni autorità, dalla religione e dalle ideologie, e il valore conoscitivo delle scienze è una battaglia purtroppo ancora aperta, lungi dall’avere una fine.

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La settimana vegana di un’assassina

Nessuno si sarebbe mai potuto immaginare che la Corsini si sarebbe fatta la settimana vegana, nemmeno lei, in realtà.

Giorno 1

Mi sveglio con un dubbio atroce…
Perché esistono le birre vegane? Mi ricordo che un animalista ci sfotteva perché in un nostro video c’era una “birra vegana”.
Rapida ricerca su internet. Qualche vegano parla dei diritti del saccharomyces cerevisiae, il lievito della birra. Per fortuna che ci sono antispecisti veri (e non Regnisti) che pensano anche ai diritti dei funghi! Poi vabbè, non so se questi antispecisti abbaino a cuore la tutela dei funghi del genere Aspergillus o Candida.
L’interesse per la tutela dei diritti e dell’autodeterminazione dei lieviti e dei funghi in generale non rientra nei miei interessi da vegana per una settimana.

I vegan non troppo integralisti bevono birra tranquillamente, fanculo al lievito. Evitano semplicemente le birre con derivati animali che potrebbero essere presenti per esempio negli agenti schiarenti come la gelatina di pesce. Tutte le birre che mi garbano son vegan friendly.

Tiro un sospiro di sollievo e mi bevo la tazzona classica di caffè per co20140729-104358.jpglazione.

La mattina non è ancora finita e penso alle fonzies che custodisco gelosamente nel mio armadio al sicuro dal mio coinquilino. Non posso mangiarle perché hanno il formaggio.

Mi distraggono. Non so se mi distraggono di più le fonzies o le punture di zanzara.
Ho deciso che durante questa settimana vegana farò finta che i parassiti bastardi non facciano parte del regno animale, come una buona fetta di vegani che bazzica sui social network.

Ecco il pranzo.

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Mais in scatola.
Non ho la mammina che cucina per me e non ho voglia di cucinare.
Come dolce mi mangio due prugne secche e poi mi farò una tisana per farmi passare la fame.

Il pomeriggio trascorre lentamente e ho giustamente fame. Prendo le fonzies e… le lancio sopra un armadio molto alto. Se deciderò di arrampicarmici mi cadrà addosso e perirò, la scala non so dov’è. Problema risolto, direi.
Mi pappo un pugno di cereali tristi senza latte.

Cena: pasta con zucchine. Per dare u20140729-204130.jpgn sapore una spruzzata di tartufo e via.

Prima giornata andata. La gente che mi segue crede che i miei vaneggi hipster sui socialnetwork siano legati alla dieta vegana, non accorgendosi che io vaneggio pressoché sempre.

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Dopo cena mi bevo il mio solito caffettone nella speranza di studiare ancora un po’, ma mi sono accorta di avere il cervello allo stato liquido.

Sulla home di feisbuc compaiono le solite foto coi filtrini vintage di cibi vari.

Posso comprendere come mai molti soggetti di quelli che decidono un regime dietetico restrittivo vomitino odio e rancore sui social network, cercano di sforzarsi a tutti i costi di guardare oltre la fetta di prosciutto sul panino del vicino e sentono la necessità di pubblicare animali squartati, trucidati, bluastri, con il sangue e il pus che cola, decomposti… pare quasi un tentativo di esorcizzare la fame implacabile e l’insoddisfazione data dal tofu o dal muscolo di grano confezionato a mo’ di simulacro di hamburger di carne. La bacheca di Rob Zombie è meno splatter.

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Però lasciatevelo dire che siete dei bastardi, voi e i vostri kebab.

Giorno 2.

Mi sveglio, mi faccio un caffettone. La mattina non ho molta fame.20140731-133353.jpg
Sento odore di cibo buono che una volta camminava su quattro zampe e invesco iddio che ci sia gente che cucina la mattina presto, con il sottofondo d’accompagnamento del mio stomaco che si è risvegliato dal torpore mattutino, me ne vado a studiare dove l’odore non può raggiungermi, alla fine però mi arrendo e mi faccio pop corn bruciacchiati e per pranzo…

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Niente commenti, please.
Stavolta il pranzo è accompagnato da una Moretti, che su Barnivore (un sito per alcolisti vegani) dicono sia veganfriendly.

Il pomeriggio mi sgranocchio una carota, e finisco le prugne secche del mio coinquilino.

Intanto naufrago su internet alla ricerca di ricette sensate e veloci nei siti di cucina vegana. Una mi ispirava, aveva però la salsa rosa, dicevano che si poteva usare. Vado in frigo, controllo, tra gli ingredienti c’è “tuorlo disidratato”. Ma vaffanculo. Dentro quel frigo era l’unica cosa sensata. Quante illusioni per nulla.

Le altre ricette erano verduroni misti con ingredienti strani, dolci strani, e roba fritta con ingredienti particolari, la farina di ceci la ficcavano ovunque e i risultati sembravano interessanti. Però la farina di ceci non ce l’ho e sinceramente non mi va la roba fritta.
Allora mi arrendo e cucino a cazzo ciò che trovo in frigo: una melanzana in padella e 3 bruschette, e mi scolo una birra del coinquilino per tappare lo stomaco.

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Le melanzane in padella senza formaggio fanno alquanto cagare e l’aspetto come potete vedere non è invitante.
Forse è il caso di andare a fare la spesa. Ci penserò domani.

Giorno 3

Sveglia, caffettone.
Mi illumino d’immenso alla vista di un cartone del succo nuovo abbandonato sopra il tavolo. Succo di pompelmo. Prendo un bicchiere. Lo schifo, sembrava piscio amaro di mio nonno con l’insufficienza renale cronica.
Mai più.

Pranzo:

20140731-133540.jpgA me piacciono.
Gli do anche una dignità mettendoli in un piatto invece che mangiarli direttamente dalla lattina.

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Le birre che ho già controllato su Barnivore non c’erano nel menù. Quindi è stato un terno al lotto siccome non avevo internet per controllare. Comunque ho vinto, la Corona è vegan friendly. Poi tutte le puttanatine tipo patatine, arachidi e pistacchi, pure.

Cena con amici, ristorante toscano. Offrivano e ho approfittato dell’occasione.

Mannaggiaiddio.
Praticamente devi ridurre a più di 1/4 le possibilità di scelta sul menù e non hai neppure la certezza che sulla home ci siano ingredienti nascosti, per esempio il burro.
Ho detto al cameriere il mio “probbblema”, di contro è venuto ad offrirmi un pezzo di tagliata bella e succosa. La gente è crudele.
Ho gentilmente rifiutato e dato dello stronzo al cameriere mentre i miei vicini si pappavano allegramente la mia carne al mio cospetto.

Ho mangiato piatti banali, andare in un ristorante toscano a mangiare pasta vegan è come andare da un gigolò per chiedergli una carezza.
Per finire sorbetto. Tornando a casa ho controllato gli ingredienti del sorbetto ed ho trovato che c’è dell’uovo…
Maledetti. Mi hanno fregato.
Ho mangiato tanto e non ho raggiunto l’orgasmo, ho una frustrazione di fondo che mi rende antipatica più del normale.

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La gente impicciona ti fa perdere tempo, vuole risposte e giustificazioni: “perché fai kuesto?“. Ci son tante domande senza risposta su cui scervellarsi.
Tipo: Perché siamo qui? Qual è il nostro scopo? Abbiamo uno scopo?
Perché la gente deve rompere i coglioni?

E invece vogliono sapere perché scegli cosa biotrasformare in materia organica anfibia comunemente detta merda.
Per dribblare domande a cui devi dare le solite risposte (“sai, è per sostegno…blabla… ho deciso di fare una settimana..blabla“), solite risposte dalle quali nascono altre solite domande alla quale devi dare altre solite risposte, tagli corto e la butti sulla malattia. “Ho la veganite, ma è acuta, non cronica, mi passa. Praticamente non posso mangiare quello che voglio, un po’ come i celiaci“. In fondo nessuno caga il cazzo agli allergici, ai celiaci e ai diabetici.
Eh ma loro non hanno mica scelto“.
Allora fingiamo di avere una malattia psichiatrica la cui manifestazione è l’anoressia selettiva e che mangiare prodotti di origine animale mi causa un profondo senso di spleen e malessere interiore.

 

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Di contro le persone sui social network sono veramente noiose nella loro ripetitività, la mia pagina di facebook è diventata come un forum di giallo zafferano, la gente posta foto di piatti a base di prodotti di origine animale in bacheca, nei commenti, nei messaggi privati, ovunque. Carnazza alla griglia di tutti i tipi. Non faceva manco ridere alle prime foto postate, ironia commerciale preconfezionata senza quel minimo di sagacia o novità che renderebbe la cosa un filino divertente.
Non provo fame, solo una grande noia.

Giorno 4

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Caffettone per colazione, questa volta a pranzo mi sono impegnata con la frittata finta con la farina di ceci utilizzata come addensante al posto delle uova.
Non sa di frittata, chiaramente. Bisogna immaginarla come un piatto diverso, altrimenti fa schifo.
Se invece la immagini come “torta salata ai ceci, con verdure” è buona.

Caffettone.

IMG_0008.JPGIMG_0012.JPGCaffettino. Aperitivo, solita birra vegan friendly e patatine.

Tre moscerini mi hanno massacrato. Come dico sempre, il karma non esiste. Li ho sterminati per legittima difesa.

Per cena finisco gli avanzi del pranzo e mangio un po’ di valeriana e germogli di soia.

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Solito caffettone per colazione, a metà mattina mi mangio una banana.
Per pranzo le patate lesse, le adoro. Ho mangiato troppo e mi viene un abbiocco fotonico che mi manda in coma.

Per cena preparo le tagliatelle con pomodoro, funghi e olive. Volevo prepararle anche per il coinquilino, ma poi erano così buone che me le son pappata tutte, e infine gli ho sottratto una birra.

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Giorno 6

La mattina mi pappo un po’ di susine secche e il solito caffettone.
Per pranzo un’insalatona altrimenti la devo gettare.
A cena due piatti di pasta e qualche fetta di melone da un amico. Stavolta gli ho risparmiato il frigo, credo sia contento.
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Giorno 7 (ultimo giorno)

Mattina: patatine e cocacola.
Aperitivo con un amico: becks, patatine, solita solfa fritta vegan friendly.
Sera: una vagonata di patate lesse, come al solito.
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Non è stato così difficile come pensavo.
In fondo mi son fatta anche una serie di giornate ben peggiori, come le tre giornate a Bologna a base di acqua, caffè e cereali.

C’è molta più varietà e scelta di quello che pensavo, esistono molti piatti senza ingredienti nascosti, alimenti che non ti aspetti con tutti gli ingredienti di origine vegetale, vitamine integrate come la B12 nei cereali, aminoacidi essenziali integrati. Potrebbe anche non essere un problema dal punto di vista nutritivo, se fatta con attenzione.
Il problema base che ho riscontrato è a livello sociale, l’auto-ghettizzazione durante le feste, la curiosità ossessiva degli altri, le solite domande, la solita sorpresa, la solita necessità di insultare da parte di chi non comprende la tua scelta o il solito sarcasmo scarso degli edonisti del palato.
Poi ci sono i saputelli, quelli che ti fanno notare che non riuscirai mai a perseguire determinati obiettivi, che ti fa male, che stai combattendo contro i mulini a vento o che hai sbagliato da qualche parte.
Tipo, quelli che ti dicono che nel pane che hai mangiato ci sta il latte. Se permetti, gli ingredienti li ho guardati e so quello che mangio, fino a prova contraria.
Comunque i saputelli li capisco siccome lo sono (stata?) anch’io.
Poi ci sono quelli che ti chiedono se nelle padelle e nelle pentole che hai usato sono stati cucinati cadaveri di animale in precedenza.
Ma è ovvio! E chissà nel sugo o nel succo quanti animali son stati tritati insieme, siccome il processo produttivo finalizzato alla massimizzazione del profitto non consente un’accurata selezione.
Quanti animali hanno ucciso i piani di disinfestazione? Quante tane e quanti nidi sono stati distrutti arando i campi?
E’ un’utopia, molti lo sanno, diciamo che l’obbiettivo è limitare quanto più possibile tutto ciò che riguarda in qualche modo lo sfruttamento e la morte degli animali. Che di per sé non è per nulla un ideale condannabile. Non dovrebbe essere assolutamente questo che andrebbe condannato.

L’imposizione ideologica va condannata. La disinformazione machiavellica delle persone col complesso del Messia che si sentono portatori di una Verità Assoluta che solo loro possono comprendere in quanto esseri superiori.
Ma siamo sicuri che siano solo “gli altri”? Avete mai provato a stare un po’ dall’altra parte?

Non puoi comprendere le ragioni base che spingono le persone a percorrere una determinata strada o a prendere determinate scelte, in fondo neppure il mio motivo della settimana vegana può non essere compreso dalla tua impostazione ideologica, per me è utile, tu potresti ritenerlo inutile.

Io ho fatto la settimana vegana per curiosità, come gesto di supporto nei confronti di un amico vegano e come condanna all’integralismo.
Questo mio amico si dissociò dagli animalisti estremisti violenti, ritenendo che non si possa condannare la violenza con la violenza; essi lo hanno accusato di essere un rammollito e qualcuno ha tirato in ballo il fatto che siamo amici, il che ha generato ulteriori tensioni (non dimentichiamoci che io sono il Male assoluto, Satana, la Dea Kalì, il peggio-del-peggio-che-tu-possa-immaginare).

Ma la mia condanna è verso l’integralismo tout court. Non la rivolgo solo contro quello vegano, sbandierato da chi ritiene giusto usare la violenza e sputtanare una persona solo perché è mia amica, ma condanno anche l'”integralismo antivegano”, a cui vengo troppo spesso associata – quando la realtà è ben diversa: a me principalmente non me ne può proprio fottere un cazzo di quello che ti infili nella bocca, puoi soffrire di pica, puoi anche essere coprofago, son cavoli tuoi. Ma cosa dire delle persone che mi scrivono, tutte orgogliose, che hanno litigato coi loro amici vegani o con altri che la pensano in modo diverso?

Indovinate un po’…. non me ne fotte proprio una beneamata sega!
Siamo 7 miliardi, non siamo copie (per fortuna), ognuno ha le sue fottute idee e fa le sue scelte personali. Secondo me decidere cosa ti ficchi in bocca non è un fattore determinante per chiudere i rapporti o per non cominciarli. Eppure questo è esattamente quello che capita: persone che si conoscono da secoli ma che tagliano i rapporti per via di un disaccordo su piccole idee, vecchi amici che si lasciano con astio a causa di una differenza sulla dieta o sull’opinione (troppo spesso profana) su come bisognerebbe portare avanti la ricerca scientifica, o più in generale su come condurre il proprio stile di vita. Potresti conoscere persone fantastiche che però non hanno le tue stesse idee. Capita più spesso di quanto si possa immaginare: tale è la paura che le proprie convinzioni possano essere sbagliate, che si evita il dialogo ed il confronto con quei folli che la pensano diversamente. Ci sono tanti motivi per litigare ma ci sono anche tanti motivi per andare d’accordo, altrimenti non si spiegherebbero alcune delle mie amicizie.

Ecco, la domanda più interessante che mi hanno fatto è se son guarita da qualche malattia, siccome ne “il fine giustifica i mezzi” si millantano proprietà curative della dieta vegana. Son guarita dal pregiudizio.

Il pregiudizio che siano solo loro che rompono i coglioni. Anche io rompo i coglioni e anche tu.

Disney, Waffanculo

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L’antropomorfismo è sfuggito di mano, è letteralmente fuori controllo.

La verità è che non è colpa di Disney , non poteva certo immaginare che si sarebbe creato il paradosso dove l’animale-uomo è più umano dell’uomo-animale, e l’uomo-animale è più bestia della bestia.

Dal suino pensatore del lager che scrisse “Se questo fosse un Suino” [si, ci sono persone che mettono citazioni di Levi in bocca ai maiali, sfogliatevi alcune pagine animaliste su facebook], al cane nordico con doppio pelo col cappottino, alle scarpette per cani, alla forza e determinazione della paperella che attraversa la strada dalla quale l’umanità deve prendere esempio, al gatto che cerca di rianimare il suo amico morto senza neppure aver fatto un corso di pronto soccorso, ragazzi!

… alla gazzella che si concede al ghepardo gentile per farsi mangiare, nella savana dell’adrenalina, dell’istinto e del rispetto, dove non c’è odio ma soltanto amore.

L’antropomorfismo patologico è l’attività preferita di alcuni proprietari degli animali d’affezione, che colmano carenze affettive con i loro pet, poiché questi ultimi chiaramente non possono comprendere e rispondere certe immense stronzate che dicono i loro padroni, a differenza degli altri uomini, che per questo semplice fatto fanno schifo.

Se solo gli animali potessero capire e parlare…

Visto che disquisire sulle basi di biologia e sulla morale della nostra società non serve a un fico secco, cambiamo strategia.

Propongo un overdose di Disney miscelata in parti eguali allo snuff movie, una specie di terapia Ludovico, interpretando – volutamente esageratamente – ben altri comportamenti animali in chiave antropocentrica, nella speranza di farvi spurgare un po’ di fantasia, che sta mandando in necrosi il buonsenso e la visione oggettiva della realtà.

Immagina, sei immerso nel verde, nella quiete totale, cullato dai canti degli uccelli e dei grilli, mentre prepari una collana di fiori per la tua dolce metà.
“scopare! Scopare!” canta il merlo. “scopare!” frinisce il grillo. “trombare” cinguetta il fringuello. “che belli i suoni della natura” pensi tu, intrecciando gli organi sessuali dei papaveri e fantasticando sulle cose che  farai con la tua dolce metà quella sera mentre il vento ti accarezza i capelli, trasportando i semi [in greco spèrma] del tarassaco comune.

E’ uno strano momento quello in cui scopri che la natura è depravazione sessuale, gli animali hanno solo una cosa sola in testa : il sesso. E pensare che quei geni di fagiani e pavoni maschi si sono evoluti puntando tutto sul fare i fighi con le femmine, trascinandosi il loro lungo, bello, colorato, ingombrante e pesante fardello, la coda. Eh si, loro ce l’hanno grosso [il fardello n.d.R] mica come il cervello. Quello si è visto che per cuccare non serve poi molto.

Ognuno a modo suo, il delfino e l’anatra, invece che assecondare troppo i gusti impegnativi delle femmine, hanno deciso di  violentarle. L’anatra è proprio simpatica, prende la femmina con il becco per la collottola e le monta sopra… sembra che la stia affogando. Tutta questa violenza solo per un bacio cloacale con “la lingua” a cavatappi?

Poi ci sono delle femmine a cui i maschi piacciono proprio tanto, delle mangia-maschi. Nel senso che se li mangiano sul serio!
La mantide religiosa, la vedova nera per citarne alcune. Il loro motto è “scopa e uccidi”. Sicuramente prima avevano firmato la carta per la comunione dei beni.

Guardate il ragno pavone  australiano che fatica immane e come rischia la vita per la patata. Un concentrato di imbecillità in 5 mm. Si mette a fare il coglione per fare colpo, si sbraccia, fa segnali, danza, si avvicina, si allontana, esibisce e fa vibrare i lembi della parte posteriore multicolor e ultrafashion… lei invece si limita a guardare lo spettacolino e se gli piace ci sta, altrimenti si pappa il maschio. Bel modo, anche se un po’ drastico, per friendzonare i maschi insistenti, dovremmo pensarci anche noi.

I gusti son gusti, le cornacchie per esempio sono fottutamente razziste, stessa specie, livrea diversa, ma quando si tratta di scegliere il partner, le cornacchie nere vanno con quelle nere e quelle grigie con quelle grigie. Se il partner della propria razza scarseggia, allora di malincuore si accontentano.
I delfini quando possono, si arrangiano da soli,  decapitano i pesci e si masturbano con il loro cadavere.
Bisogna essere animali intelligenti per far fronte alla carenza di patata, i delfini in fondo non hanno Federica, la mano amica!

I delfini trovano anche altri modi per sballarsi, tra gang bang, stupri e presumibilmente droga. Lo spacciatore-droga sarebbe il pesce palla: i delfini se lo snifferebbero e se lo passano pure tra di loro….

I delfini, quando trombano poco, diventano aggressivi e ammazzano così per sport le focene, le loro cugggine brutte.

Sono anche noti per uccidere i cuccioli della loro stessa specie. Anche gli elefanti marini non scherzano.
E le femmine di criceto, le avete mai viste quando mangiano avidamente i loro piccoli, soprattutto quando essi son malati e deformi o se la loro casa non gli piace? Ho il frigo vuoto, spetta che mi mangio mio figlio. La parete è verniciata male, oggi bambino fritto o cotto?
Manco nella fantasia contorta dei Greci ciò veniva concepito… il dio Crono, essendogli stato profetizzato che uno dei suoi figli lo avrebbe soppiantato, era solito divorarli al momento stesso della loro nascita.
Cioè, non si è mica pappato i piccoli perché erano brutti o la casa era brutta, capito? Neanche la mitologia greca supera le perversioni e la crudeltà della natura.

E i leoni, che furboni! Ammazzano i piccoli della femmina e poi se la scopano. A lei dopo che le son stati tolti i piccoli viene voglia!
La leonessa va in calore e loro la coprono, sostituendo la propria prole a quella del predecessore.  Nel leone e in alcuni roditori , l’uccisione dei piccoli da parte dei maschi adulti che riescono a spodestare il maschio di un branco è una forma di competizione sessuale. Il loro motto è “uccidi e scopa”.

Pensereste mai che dietro il musetto dolce della faina e di altri mustelidi con elevato coefficiente di coccolosità Disney si celi la follia omicida più pura?
Quando riescono a intrufolarsi nei pollai fanno la strage, un genocidio proprio, uccidendo molti più animali di quelli che servirebbero per alimentarsi. Questo fenomeno è noto come surplus killing.

Mi meraviglio che le formiche non abbiano messo il brevetto sull’allevamento e l’agricoltura visto che l’hanno inventata loro. E poi non venite a dirmi che l’allevamento e l’agricoltura non sono naturali.

Le formiche coltivano i funghi di cui si nutrono. Poi quelle bastarde mica usano il biologico.
Trattano i loro funghi con “erbicidi” per tenere le loro coltivazioni di funghi libere dalle erbacce.

Le formiche allevano e mungono gli afidi, quei luridi parassiti che succhiano nutrimento dalle piante.
Esistono anche delle formiche che praticano una pastorizia transumante, spostando continuamente gli afidi, perché ci sia sempre un pascolo abbondante, scegliendo  il foraggio più appetitoso. Si conoscono casi in cui, se il gregge risulta essere di dimensioni eccessive, viene sfoltito con la macellazione di un adeguato numero di capi, destinati poi per l’ alimentazione. (link)

Ma voi lo sapevate che ci sono alcuni animali che utilizzano la sperimentazione animale? Gli stessi topi.

Quando bisogna testare la sicurezza di nuove fonti alimentari pare che in certi casi si servano di un “assaggiatore” anziano o malato il quale si sacrifica per la sua inesperienza o inabilità: se non mostra sintomi da avvelenamento dopo un certo tempo dall’ingestione tutti gli altri lo seguono.

In alcune comunità animali vige la dittatura, una specie di monarchia assoluta di stampo matriarcale: per esempio nei formicai e nei termitai ci sono le operaie che lavorano gratis, costruiscono il nido raccolgono il cibo e curano le larve. La regina comanda.

Poi ci sono i soldati, che difendono la comunità, sono più grossi e cattivi. Peace&Love un corno! Le formiche vanno in guerra e schiavizzano pure le formiche rivali!

Negli insetti sociali le operaie non solo devono lavorare gratis, spesso sono pure sterili, niente sesso. Dedicano la vita all’allevamento dei figli generati dalla regina e spesso sacrificano la propria vita per proteggere la colonia.
Poi ci sono i maschi il quale unico ruolo è fecondare la femmina. Le api, dopo aver sfruttato sessualmente i maschi, li abbandonano al loro destino a morire di fame e di freddo fuori dall’alveare, che insensibili!

Anche le formiche hanno i loro sballi: esiste un coleottero stafilinide parassita che si chiama lomecusa (prende il nome da una famosa avvelenatrice della Roma antica). L’insetto entra in un qualunque formicaio e mostra ai suoi abitanti i suoi peli posteriori detti tricomi. Questi peletti secernono un liquido zuccherino che alle formiche piace tanto, ma proprio tanto, così tanto che alla fine non ne possono più fare a meno. Ben presto le formiche lomecusomani presentano segni di degenerazione cerebrali, poiché la secrezione ha sulle formiche un potere inebriante e il suo abuso produce dei danni paragonabili a quelli che l’abuso di alcool (o di una droga) produce nella società umane: perdita dell’equilibrio e dell’orientamento, apatia, ecc.

Spero di non avervi traumatizzato troppo.

Sicuramente dopo questa botta, prima di vomitare frasi preconfezionate su quanto gli animali siano moralmente superiori agli uomini ci penserete due volte.
E non sono neanche moralmente inferiori, per dirla tutta.
Parlare di morale nell’”osservazione” del regno animale non ha nessun cazzo di significato. Semplice.
Dobbiamo fare attenzione a non attribuire agli animali alcune caratteristiche prettamente umane o addirittura alcuni modi di essere, comportamenti e finalità che  perderebbero ogni significato al di fuori di un determinato contesto sociale, storico e culturale.

Il fatto è che le scelte di questi animali  non hanno nulla a che fare con un’economia schiavista, razzismo, violenza, crudeltà, valori, disuguaglianze storiche tra gruppi, conflitti culturali caratteristici, se non esclusivi della storia umana.

Dobbiamo anche renderci conto che, se da un lato tutti gli organismi viventi sulla Terra hanno avuto un’origine comune, dall’altro la diversa storia evolutiva di ciascuna specie e di ciascuna popolazione ha differenziato gli interessi e i comportamenti: è per questo che io, te, una talpa e un fagiano abbiamo aspirazioni diverse.

Non intendo questo!

Per separare l’essenziale dall’accessorio sono sempre necessari una grande sensibilità, un vigile spirito critico, e una salutare prudenza scientifica.

Paradossalmente, quindi, chi attribuisce agli animali tutte le emozioni e tutti i desideri umani, dimostra non soltanto di conoscere poco la varietà della natura, ma anche di valutare gli animali non per quello che sono, ma soltanto come copie in sedicesimo degli esseri umani. Ciò che veramente dovremmo fare nei confronti degli animali è innanzi tutto di conoscerli e di accettarli per quello che sono, cercando continuamente di cogliere, da un lato, le caratteristiche comuni di tutte le specie, dall’altro quelle peculiari di ciascuna. “ (Renato Massa)

Un esempio di valutazione oggettiva: http://italiaxlascienza.it/main/2014/07/il-mito-dei-delfini-stupratori/

Poi ci sono cose che non c’è dato comprendere. Il coraggio di questa tartaruga ad affrontare con questa foga questa scarpa orribile…

Edit: Questo articolo merita ancora di più del mio http://bagniproeliator.it/i-diritti-delluniverso/

Animalisti contro Università di Modena: com’è cominciato tutto

Pro-Test Italia

Durante i primi mesi del 2012 l’Ufficio Diritti Animali del comune di Modena aveva contattato la direttrice dello stabulario dove si fa ricerca di base su primati. (Per approfondire: goo.gl/ZoL1BK)
L’Ufficio voleva capire se era possibile ricevere gratuitamente qualche animale perché sarebbe stato disposto a donarlo al Centro faunistico di Monte Adone in provincia di Bologna.
Siccome in quel momento allo stabulario c’era un esubero di animali e la sperimentazione era ferma, i ricercatori hanno accettato.
C’è stato un lungo scambio di mail. La trattativa è stata lunga, è durata qualche mese: l’ente animalista voleva più animali, invece lo stabulario, considerate le dimensioni della colonia e il fatto che bisogna andare cauti con certe trattative, ha deciso di cederne uno solo.
Il 1 agosto del 2012, quindi, un macaco è stato ceduto dalla struttura ed è stato ritirato da responsabili del centro faunistico, con la mediazione di Daniela Barberi (responsabile dell’Ufficio Diritti Animali…

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Chi sono i macachi?

Ecco, sapete cosa mi fa incazzare? Quelli che ti pugnalano alle spalle. L’università di Modena ha fatto visitare l’allevamento di Macachi a Bernini e a Paderno, compagni di merende nelle battaglie animaliste. Poi i ricercatori
si sono accomodati con loro nella sala riunioni e hanno spiegato tutto per filo e per segno. E Bernini e Paderno cos’hano fatto? Hanno fatto un vergognoso mix, mettendo pezzi di audio presi dalla sala riunioni e mixandoli ai video fatti dentro allo stabulario (riprese casuali dell’ambiente) come se l’audio l’avessero preso lì. Poi hanno messo immagini macabre che non c’entrano un cazzo, come la foto con la scimmia che reagisce positivamente alla prova tubercolinica. Ma nello stabulario non ci sono scimmie con la tubercolosi.

Noi abbiamo fatto un video completo, con le interviste integrali. Nessun taglio. Cosa si fa lì e perchè, che senso ha. Non abbiamo manipolato le dichiarazioni dei ricercatori, le abbiamo messe complete.
Nel nostro video, a differenza di quello di Animal Amnesty non ci sono più le frasi sconnesse e senza senso.

Poi l’onorevole Bernini ha fatto la cazzata: dopo aver visto il nostro video, ha pubblicato il protocollo sperimentale che credo non abbia letto. Molte persone hanno commentato il suo post, facendo notate che conferma proprio ció che abbiamo detto e smentisce ció che voleva dar credere lui. Lui voleva far credere che le cose le fanno di nascosto e per divertimento. Come lui ha dimostrato è tutto reperibile in rete, insieme a numerose pubblicazioni. Nel protocollo compare la questione essenziale dell’analgesia e dell’anestesia durante l’intervento chirurgico. Il protocollo è stato approvato perchè la ricerca di base non è un divertimento ma ha un suo perchè e nel nostro video è approfondita la quesione.

Arrivo al dunque: è giusto mettere alla gogna dei lavoratori onesti abusando della loro apertura, manipolando le loro dichiarazioni?? Io mi batto contro l’ipocrisia. Di fronte all’informazione il fine non giustifica i mezzi. Qui ci sono persone che rischiano di essere menate, c’è gente che, se avesse tutte le informazioni in mano, la penserebbe in modo diverso. Manipolare è ingannare.

Mi preme anche riportare un’altra questione. La disonestà intellettuale. Ci sono persone che preferiscono il primo video, quello con le frasi ritagliate dove non si capisce un cazzo di quello che si fa li dentro. Ci dicono che non abbiamo capito la questione base (il girotondo magico nei cartoni animati dove tutti si vogliono bene) e ci accusano di essere contro il progresso e il benessere animale.
No, ragazzi miei, non avete capito un cazzo. Noi siamo contro la disinformazione. Non capisco, se siete nel giusto, che bisogno avreste di manipolare le informazioni?
Noi di Pro-Test siamo interessati in prima linea al benessere animale che si deve conciliare con le necessità della ricerca, finché non si potrà farne a meno.
Il nostro presidente ha preso un master in bioetica, la nostra vicepresidente ha fatto un corso FELASA sul benessere animale, io spero di dare un contributo alle 3R, molti nostri soci e collaboratori sono iscritti alla basel declaration…

Noi di Pro-test Italia vogliamo che sia data un’informazione corretta. Solo la conoscenza genera libertà perchè la scelta basata sull’informazione reale e completa è una scelta vera.
Mica cazzi e propaganda spiccia.

Il video di Paderno e Bernini http://m.youtube.com/watch?v=i-EK-SS5jbM (nb: la musichetta)

http://www.vimeo.com/99778942 il video di Pro-Test Italia

il post di Bernini col protocollo: https://www.facebook.com/135928256586504/photos/a.138441949668468.1073741829.135928256586504/283061301873198/?type= Continua a leggere

I Parlamentari Burattini della LAV

In Difesa della Sperimentazione Animale

burattini lav

CAMERA

ALBERTI Ferdinando
AGOSTINELLI Donatella
BARBANTI Sebastiano
BARONI Massimo Enrico
BASILIO Tatiana
BATTELLI Sergio
BENEDETTI Silvia
BERNINI Massimiliano
BERNINI Paolo
BRAMBILLA Michela Vittoria
BRESCIA Giuseppe
BRUGNEROTTO Marco
BUSINAROLO Francesca
CANCELLERI Azzurra Pia Maria
CARIELLO Francesco
CASO Vincenzo
CATALANO Ivan (ex )
CECCONI Andrea
CHIMIENTI Silvia
CIPRINI Tiziana
COLLETTI Andrea
COLONNESE Vega
COMINARDI Claudio
CORDA Emanuela
CRIPPA Davide
D’AMBROSIO Giuseppe
DA VILLA Marco
DAGA Federica
DALL’OSSO Matteo
DE ROSA Massimo Felice
DELLA VALLE Ivan
D’UVA Francesco
FERRARESI Vittorio
FURNARI Alessandro (ex )
GAGNARLI Chiara
GIORDANO Silvia
IANNUZZI Cristian
L’ABBATE Giuseppe
LIUZZI Mirella
LOREFICE Marialucia
LUPO Loredana
MANTERO Matteo
MARZANA Maria
MICILLO Salvatore
MUCCI Mara
NESCI Dalila
PARENTELA Paolo
PETRAROLI Cosimo
PESCO Daniele
PRODANI Aris
ROSTELLATO Gessica
SARTI Giulia
SCAGLIUSI Emanuele
SEGONI Samuele
SIBILIA Carlo
SORIAL Girgis Giorgio
TACCONI Alessio (ex )
TERZONI Patrizia
TURCO Tancredi
VALENTE Simone
VALLASCAS Andrea
VILLAROSA Alessio Mattia
ZACCAGNINI Adriano (ex )
ZOLEZZI Alberto

SENATO

AIROLA Alberto

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La verità sullo stabulario di Modena

Pro-Test Italia

Ho visto il video di Animal Amnesty e di Bernini sullo stabulario di Modena.
Abbiamo avuto modo di sentire come stanno le cose veramente. Il parlamentare pentastellato Bernini è entrato nello stabulario coprendosi il naso. Non credo sia mai stato in una stalla, in una scuderia o in un canile, e più in generale non credo che conosca una realtà con molti animali come i rifugi. Il video che hanno presentato ha frasi sconnesse, a tratti non si capisce il significato, perchè è un collage di spezzoni: il video è stato fatto di nascosto dal Parlamentare nello stabulario, la registrazione audio invece è avvenuta nell’ufficio, dove i ricercatori hanno cercato di spiegare cosa facevano.
Il video è stato arricchito con immagini di repertorio decontestualizzate. Tra queste, si vede un animale presumibilmente positivo al test della tubercolina: eppure gli animali dello stabulario sono tutti risultati negativi alla tubercolosi. Quindi un falso.

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la legge italiana sulla Sperimentazione Animale, una panoramica.

Com’è nata, i retroscena, una breve analisi sulla situazione attuale e uno sguardo al futuro.

L’EUROPA

Tutto è cominciato in Europa.
A fronte della nuova sensibilità nei confronti del regno animale e lo sviluppo delle conoscenze  in campo scientifico, si è  reso necessario modificare le leggi sulla sperimentazione animale, ormai ancorate a norme veramente obsolete fissate più di 25 anni fa nella direttiva 86/609/CEE (la disposizione europea precedente, per intenderci), la disposizione che vale per tutti i Paesi facenti parte dell’UE e ogni Stato deve integrare nel proprio quadro normativo.

E’ iniziato il lavoro di revisione : diverse realtà sono entrate in gioco in questo lungo lavoro, provenienti sia dal mondo protezionistico (Eurogroup for animals: di cui fanno parte diverse realtà animaliste dell’Europa) sia dal mondo scientifico e si è realizzato nella disposizione attuale, la  direttiva 2010/63/UE, testo che contiene indubbie migliorie rispetto al passato,  frutto anche di 10 anni di confronti e di discussioni tra tutte le parti in gioco, mondo protezionistico, comunità scientifica e industria.

La disposizione europea é un grandissimo passo avanti nei confronti della tutela e del benessere animale, esemplare per il resto del mondo.
I PILASTRI DELLA DIRETTIVA
La Direttiva Europea si fonda infatti sul principio delle 3R:

 – Rimpiazzare (Replacement):  sostituzione del modello animale con metodologie alternative quando possibile

– Ridurre (Reduction): riduzione del numero di animali impiegati a fini sperimentali, tale  comunque da ottenere da ottenere una quantità di dati numericamente significativi di sufficiente precisione.

– Rifinire (Refinement) : riduzione, a un minimo assoluto, del disagio imposto agli animali usati nella sperimentazione, migliorando le condizioni di vita degli animali da sperimentazione.

Sostanzialmente  il ricercatore dovrebbe inizialmente cercare di sostituire  il proprio modello animale con un modello alternativo; ridurre il più possibile il numero di individui utilizzati in un certo protocollo sperimentale; e deve cercare di migliorare le condizioni alle quali sono sottoposti gli animali.

L’altro pilastro della direttiva Europea è l’armonizzare le regole nei diversi Stati, questo è previsto anche dall’articolo 2 della direttiva che impone di non introdurre leggi più restrittive. Serve per rendere gli Stati alla pari nella concorrenza per ottenere i finanziamenti europei per la ricerca.

Articolo 2 
Misure nazionali più rigorose
1. Nel rispetto delle disposizioni generali del TFUE, gli Stati
membri possono mantenere disposizioni vigenti al 9 novembre
2010, intese ad assicurare una protezione più estesa degli ani­
mali che rientrano nell’ambito di applicazione della presente
direttiva rispetto a quella prevista nella presente direttiva.
Prima del 1
o gennaio 2013, gli Stati membri informano la
Commissione di tali disposizioni nazionali. La Commissione le
porta all’attenzione degli altri Stati membri.

All’interno della voce “Animal Testing“, in particolare “Protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali“ L’Eurogruppo per gli animali, recita così:

  • Member States to apply the Directive correctly, to reduce the numbers of animals used and levels of suffering.

Gli stati Membri devono applicare correttamente la direttiva, per ridurre il numero di animali utilizzati e la loro sofferenza.
Il Parlamento europeo emana quindi una direttiva, che  deve essere adottata da tutti i Paesi Europei entro un certo limite di tempo, e devono integrarla nel proprio sistema normativo. Se ciò non avviene, o l’interpretazione del testo non è conforme alle finalità della disposizione europea originale, la Commissione può richiedere una pena pecuniaria per lo Stato inadempiente, oltre che risarcimenti per i singoli cittadini eventualmente danneggiati da quest’ultimo.

« La direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi »
Quindi essa non può essere applicata parzialmente perchè è vincolante per quanto riguarda gli obiettivi da conseguire.

IN ITALIA

Nel Bel Paese, la direttiva è stata recepita con notevole ritardo a causa dell’emendamento Brambilla e del lobbying operato da diverse associazioni protezionistiche come la LAV : il nostro recepimento è rappresentato definitivamente dal decreto legislativo 26 del 4 marzo 2014.
Come vedremo dall’insensatezza di alcune delle misure che queste ultime hanno proposto (buona parte per fortuna non saranno applicate) l’intenzione degli esponenti delle associazioni animaliste italiane, più che la tutela del benessere animale in sé, è  di rendere talmente difficile e costosa la sperimentazione nel nostro Paese, da spingere in pratica laboratori e ricercatori a lasciare l’Italia
Il decreto contiene diversi divieti: come il divieto degli xenotrapianti, dello studio delle sostanze d’abuso e di allevamento di cani, primati e scimmie nel suolo italiano. Ma…

SALVI PER SOSTANZE D’ABUSO E XENOTRAPIANTI

Secondo l’art. 42, i divieti  per quanto riguarda gli xenotrapianti (trapianti di organi da una specie all’altra, come il trapianto di valvola cardiaca) e le sostanze d’abuso (che in alcuni casi hanno un impiego farmacologico e terapeutico) dovrebbero  entrare in vigore a partire dal 1 gennaio 2017, ma fortunatamente solo se sarà verificata l’effettiva disponibilità di metodi alternativi. Quindi su questo frangente la ricerca italiana è tutelata. Siamo salvi.

A questo fine, entro il 30 giugno 2016, il Ministero della Salute dovrà svolgere un monitoraggio, avvalendosi delle strutture dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna.
Per ciò che concerne queste due norme, inserite nell’art. 5 del decreto (paragrafo 2, lettere d ed e), l’unica giustificazione è di natura emotiva.
Gli xenotrapianti sono fondamentali per terapie innovative e sperimentali volte alla cura di gravi patologie, per lo sviluppo di terapie antitumorali personalizzate e per la ricerca di tipi più avanzati e sicuri di valvole cardiache. L’utilizzo di queste tecniche ha salvato milioni di vite umane ed il loro abbandono metterebbe a serio rischio la salute dell’Uomo
Le tossicodipendenze secondo i dati 2012 del Dipartimento Politiche Antidroga riguardano oltre 2.000.000 di italiani. La conoscenza dei meccanismi della dipendenza è essenziale  per lo sviluppo di terapie adeguate.

LA NORMA ANTI GREEN HILL

Il divieto più importante che scatta da subito è il divieto di allevamento di primati, gatti e cani sul suolo italiano, a tal proposito questa norma è stata definita “norma anti Green Hill”, dal nome dell’allevamento preso d’assalto dagli animalisti estremisti contrari alla sperimentazione animale. L’articolo vieta l’allevamento ma non vieta l’acquisto di questi animali dall’estero né la stabulazione, né l’utilizzo. Di fatto aumenta lo stress degli animali poiché il trasporto è però una delle fasi più pericolose per gli animali. : in questo caso quindi la norma – introdotta solo da noi – va contro gli stessi obiettivi della direttiva e contro il benessere animale! Non sappiamo ancora come sarà valutato dall’Unione Europea siccome non rispetta l’articolo 2 che abbiamo visto.

UN GIUDIZIO GENERALE

Da un punto di vista generale la normativa europea a parte la questione degli allevamenti, è  stata recepita in maniera abbastanza corretta dall’Italia (se dobbiamo fare un confronto con l’obbrobrio iniziale) tranne che certe procedure diventano più complicate.  Ci sono delle differenze, per esempio si prevede come obbligatoria la presenza negli stabulari di un veterinario, come era previsto dalla legge italiana precedente  mentre la direttiva prevede solo la figura di un esperto.  C’è anche un certa difficoltà di comprensione di alcuni punti, che son poco approfonditi e dettagliati e un discreto aggravio delle procedure,costi e modifiche concernenti il registro di carico e scarico (schede dove si indicano gli animali che entrano ed escono da una determinata procedura) degli animali stabulati e altri dettagli tecnici. Per esempio per la genotipizzazione, procedura molto lieve che permette di individuare il genotipo degli animali usati tramite test biologici (per intenderci, sarebbe un po’ come il test di paternità per noi uomini), gli animali devono comunque essere caricati nel registro e successivamente scaricati a fine procedura anche se non hanno subito esperimenti.  Questo aumenterà notevolmente il numero di animali utilizzati a fini sperimentali o altri fini scientifici  indicati dalle relazioni Europee anche se di fatto non sono stati utilizzati né sacrificati, e questo dato verrà senza ombra di dubbio strumentalizzato dalle associazioni animaliste italiane. Inoltre si dovrà valutare il danno/beneficio degli esperimenti condotti su cavie transgeniche, e si potranno fare solo se il beneficio supera il danno. Il problema è che è difficile valutarlo sia a livello scientifico che etico. Per esempio il beneficio è maggiore se la cura è destinata a curare chi?
Per quanto concerne la questione dei costi, potrebbero incontrare delle difficoltà le Università o altri enti che ricevono finanziamenti pubblici (siccome quelli dallo Stato italiano sono molto limitati a differenza degli altri Paesi ricchi).

E GLI ANIMALI RANDAGI E IN VIA D’ESTINZIONE?

Sul Fatto Quotidiano è comparso un articolo di Vanna Brocca titolato“Si potrà sperimentare anche su cani e gatti randagi” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/18/vivisezione-si-potra-sperimentare-anche-su-cani-e-gatti-randagi/818449/) che ha avuto una notevole diffusione inoltre ci sono stati gruppi come il Partito Animalista Europeo che organizzava mailbombing contro la legge sulla sperimentazione animale: https://www.facebook.com/events/762688780411488/?ref=22. (Faccio notare che il testo del mailbombing non c’entra col titolo).
Sono sciocchezze. In Italia non si può sperimentare su randagi e specie in via d’estinzione, i personaggi suddetti sono stati smentiti persino dalla LAV in questo articolo http://www.lav.it/news/cani-e-gatti-randagi-per-vivisezione-non-ci-sono-deroghe-al-confermato-divieto

L’ITALIA RISCHIA UNA MULTA DA PARTE DELL’EUROPA?

l rischio c’è, ed è reale, anche perché l’Italia ha introdotto delle restrizioni non rispettando l’articolo 2, inoltre queste restrizioni non vanno neppure nella direzione di un maggior benessere degli animali. Sarebbe  bastato veramente poco recepirla così com’era, come del resto hanno fatto tutti gli altri Paesi europei.

I RETROSCENA:

Quando sono usciti i primi emendamenti dal Senato, che rappresentavano in un certo senso “lo stadio embrionale” del recepimento della Direttiva, sono comparse delle cose molto curiose che vale la pena di condividere con voi.
Praticamente c’erano numerosi punti equivalenti tra SEL, PD e M5S come se il testo fosse stato presentato in realtà da qualche associazione e poi girato ai politici simpatizzanti. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=ListEmendc&leg=17&id=40746

In particolare voglio portare alla vostra attenzione due punti:
1) incrementare il ruolo delle guardie ecozoofile, sorta di polizia privata delle associazioni animaliste:

Proposta di SEL: “l’attività di monitoraggio degli stabilimenti allevatori, fornitori e utilizzatori e la valutazione del benessere degli animali da laboratorio può essere svolta anche da guardie zoo file appartenenti alle associazioni di protezione animale riconosciute a livello nazionale dal Ministero della salute, in presenza di un medico veterinario”

Proposta del Movimento 5 Stelle:permettere che l’attività di monitoraggio degli stabilimenti alleva tori, fornitori e utilizzatori e la valutazione del benessere degli animali da laboratorio possa essere svolta anche da guardie zoofile appartenenti alle associazioni di protezione animale riconosciute a livello nazionale dal Ministero della salute, in presenza di un medico veterinario”

Proposta del PDstabilire la possibilità di affidare l’attività di monitoraggio degli stabilimenti alleva tori, fornitori e utilizzatori nonché la valutazione del benessere degli animali da laboratorio anche a guardie zoofile appartenenti alle associazioni di protezione animale riconosciute a livello nazionale dal Ministero della salute, in presenza di un medico veterinario”

A differenza dell’ASL, composto da personale qualificato che ha fatto 5 anni di medicina veterinaria + 3 anni di specializzazione, le guardie zoofile fanno corsi non standardizzati, molto più brevi, quindi a mio avviso non hanno competenza sufficiente per occuparsi di questo settore. Basti pensare tutte le precauzioni che gli ispettori devono prendere per non contaminare gli stabulari, per esempio non dovrebbero detenere animali che potrebbero trasmettere patologie agli animali utilizzati a fini sperimentali. Questo è un approfondimento molto interessante sullo strano mondo delle guardie zoofile: http://www.giornalettismo.com/archives/1061083/lo-strano-mondo-delle-guardie-zoofile/

2) incrementare gli introiti delle associazioni animaliste:

Questa era proposta dai 5 Stelle: “definire un quadro sanzionatorio appropriato e tale da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo. Le sanzioni comminate devono essere impiegate per le finalità di protezione, recupero e riabilitazione degli animali utilizzati a fini scientifici, attraverso l’istituzione di un’apposita voce di capitolo del Ministero della salute”

Questo dal PD “ definire un quadro sanzionatorio appropriato e tale da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo»”

Quindi le Guardie Zoofile possono sanzionare con multe chi non rispetterà il quadro sanzionatorio. In questo articolo si spiega che gli introiti delle multe potranno essere utilizzate solo per il benessere e la protezione degli animali. Quindi agenti, provenienti da associazioni animaliste, tramite le multe andranno a riempire un fondo utilizzabile solo per iniziative animaliste, e per bandi a favore delle medesime associazioni. Il conflitto di interessi è evidente.
In un certo senso è come dare ai vigili una percentuale sulle multe, le Guardie Zoofile saranno incentivate a fare più multe possibili in modo che i fondi raccolti vadano alle associazioni protezionistiche. Se non fosse specificato che le sanzioni comminate devono essere impiegate per le finalità di protezione, recupero e riabilitazione degli animali, le associazioni animaliste sono comunque destinatarie delle somme recuperate con le sanzioni pecuniarie previste dall’applicazione degli articoli 3, 7 e 8 della Legge 20 luglio 2004, n. 189 e possono costituirsi come parte civile danneggiata ai processi che riguardano il maltrattamento o sofferenza degli animali (dipende dal parere del giudice).
Queste trovate comunque son state fortunatamente bocciate al tempo, se non ricordo male proprio dalla Commissione di Bilancio.

Se noi analizziamo i punti degli emendamenti, possiamo supporre in via teorica che dietro questa operazione possa esserci la LAV siccome le questioni proposte sono simili agli emendamenti integrativi che volevano inserire nella direttiva europea:
la tutela di specie finora non incluse nell’applicazione della legislazione, quali invertebrati e forme embrionali e fetali, l’adozione di misure fortemente restrittive per l’utilizzo di primati non umani ed allevamento degli stessi e relative possibilità di ricorso a specie allo stato selvatico, il divieto di utilizzo delle grandi scimmie (scimpanzé, bonobo, gorilla e orangutan), la ridefinizione dei livelli di sofferenza, l’autorizzazione nelle procedure e per i metodi di uccisione, l’implementazione dei metodi alternativi presente più volte nelle premesse e nell’articolato, il divieto di sperimentazioni didattiche con animali vivi, sperimentazioni belliche, LD50 e produzione di vaccini monoclonali per via ascitica, la tutela di specie dichiarate a rischio di estinzione (disposizioni CITES), la trasparenza effettiva degli atti autorizzativi.” (http://www.nelcuore.org/la-repubblica-degli-animali/item/la-direttiva-europea-chi-l-ha-voluta-e-chi-l-ha-combattuta.html )

 

UNO SGUARDO AL FUTURO

Non credo che per il 2017 le associazioni protezionistiche staranno con le mani in mano. Anche se non esistono metodi alternativi per determinate procedure, com’è stato per la disinformazione, il pressing mediatico e il lobbying alla nostra classe politica per contrastare il recepimento corretto della direttiva, faranno la stessa cosa quando verrà il momento per la questione degli xenotrapianti e sostanze d’abuso, inoltre, come ho detto, strumentalizzeranno i dati numerici presentati dalle relazioni Europee.
Ci scommetto.

Decreto Legislativo 26 del 4 marzo 2014: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/03/14/14G00036/sg