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Oggi volevo parlare di un argomento molto scottante che spero non causi intimidazioni da parte degli estremisti o minacce di querela nei miei confronti da parte delle organizzazioni c.d. non-violente.

Parlerò dei rapporti (indiretti) tra gruppi con finalità terroristiche e delle associazioni nazionali non-violente, ovviamente inquadrandoli nell’argomento che conosco meglio, ovvero l’animalismo estremo.

Secondo l’analisi di Giuseppe Gagliano, presidente del centro studi strategici Carlo de Cristoforis:
“è necessario demarcare tra le varie organizzazioni, quelle che attuano una prassi non violenta da quelle che operano secondo modalità terroristiche.
Sono individuabili tre livelli di prassi antagonista:

a) la prassi non violenta rigidamente antagonista rispetto alle istituzioni politiche e giuridiche.

b) una prassi non violenta congiunta ad una logica politica impegnata all’interno delle istituzioni politiche nazionali e sovranazionali (corrisponderebbe alle grosse associazioni protezionistiche, n.d.A.)

c) ed infine una modalità operativa apertamente terroristica (che corrisponde ai gruppi ALF).

Tuttavia, occorre sottolineare come all’interno della posizione a e b esistano scelte operative articolate e insieme contrapposte; la prima che condanna in modo netto e chiaro l’uso delle pratiche terroristiche, la seconda che assume un aspetto di aperto sostegno alle pratiche terroristiche pur non praticandole. [Il ritorno alla Madre Terra, Utopia Verde tra Ecologia Radicale ed Ecoterrorismo] ”

Gianluca Felicetti, presidente della nota associazione protezionistica LAV (Lega AntiVivisezione) in merito al saccheggio del Dipartimento di Farmacologia di Milano non si dissocia dal azione del  coordinamento Fermare Green Hill, il quale persegue obiettivi e modalità tipiche dei gruppi ecoterroristi dell’ALF:

aaaaaQuesto il giorno dopo l’intervento della dr.ssa Kuan, biologa della LAV al dibattito sulla Sperimentazione Animale organizzato da UniSì presso la Statale di Milano il 7 aprile 2014.

Dal pubblico le era stata posta la seguente domanda:
” Questa Università l’anno scorso è stata vittima di un blitz che ha procurato quasi un milione di danni a ricerche sul Parkinson, Alzheimer e altre malattie neurodegenerative, la LAV si è mai dissociata ufficialmente?”

La biologa della LAV ha risposto:
“Non so chi ha fatto questa domanda ma non è corretta, la LAV è un’associazione completamente non-violenta che quindi scoraggia qualsiasi forma di violenza o atto illegale, non solo dal punto di vista etico, verso gli animali e verso gli uomini, non siamo proprio contro la sperimentazione animale proprio per tutelare gli umani, non supportiamo nessun tipo di azione illegale e lavoriamo anche dal punto di vista dimostrativo per ottenere cambiamenti che siano universalmente riconosciuti e non frutto di una battaglia illegale o forme simili, cerchiamo di ottenere dei cambiamenti legislativi…”

Forse l’intervento della biologa non è stato molto chiaro perché tutti hanno capito che la LAV si dissocia e scoraggia questo genere di atteggiamenti, infatti è per questo motivo che tutta la sala ha applaudito. Oppure forse non si sono accordati bene all’interno dell’associazione sulle politiche da adottare in merito agli atti illegali di matrice ALF, come i furti di animali.

Urge a questo punto fare una piccola digressione per spiegare bene cosa sono i movimenti ALF.

ALF Animal Liberation Front, Fronte Liberazione Animale

Animal Liberation Front (ALF) è il nome impiegato da gruppi estremisti che si autodefiniscono animalisti. Le azioni dell’ALF, insieme a quelle dell’ELF (Earth Liberation Front), sono caratterizzate dall’azione diretta nei confronti delle persone, enti, associazioni e strutture che, secondo gli ecoterroristi, si siano resi colpevoli di atti contrari al  loro personale sistema etico, attuando nei confronti di essi azioni di: sabotaggio, intimidazione, furti, incendi, violenze, quindi atti di terrorismo vero e proprio. Per suscitare clamore tra l’opinione pubblica, l’ALF compie azioni dirette, come l’appropriazione indebita degli animali dagli allevamenti, dagli stabulari, danneggiamenti dei centri farmaceutici, strutture ospedaliere ed università.

Direttamente dal sito italiano dell’ALF (link):

“consiste di gruppi autonomi di persone che in tutto il mondo eseguono azioni seguendo le linee guida.
Questi gruppi vengono chiamati cellule, che variano da un individuo a molte persone che lavorano insieme. Gli attivisti in una cellula non conoscono quelli di altre cellule perché rimangono anonimi. Questo li aiuta a rimanere sconosciuti, a non coinvolgere troppe persone in caso di arresti o di persone che disgraziatamente cominciano a collaborare dopo un arresto, rimanendo dunque liberi di continuare ad agire.
Siccome non esiste una organizzazione centrale o un modo per iscriversi all’ALF, le persone si muovono solamente in base alla loro coscienza personale o alle decisioni della cellula con cui lavorano. L’ALF ha una struttura non gerarchica, in modo che ogni individuo che fa un azione ha il pieno controllo delle sue scelte e del suo destino. Ogni azione che segue le linee guida può essere considerata un’azione del’ALF.”

Il saccheggio dello stabulario di Farmacologia di Milano, che segue perfettamente le linee guida etiche e operative di questi movimenti ecoterroristici, è considerabile dunque un’azione dell’ALF.

Il ciclo di conferenze presso l‘Istituto di Studi Militari Marittimi, l’Accademia Militare di Modena e la Scuola di Guerra dell’Esercito in Civitavecchia, classifica l’ALF come forma di terrorismo non convenzionale, il Consiglio Curopeo inserisce l’ALF direttamente nelle organizzazioni terroristiche di primo piano, tra i terroristi monotematici (single-issue terrorism).
L’FBI ha dovuto prendere atto della pericolosità dell’ecoterrorismo, reo di almeno 600 atti criminali degli States dal 1996, producendo danni stimati di oltre i 43 milioni di dollari.
Alla luce di questi fatti, l’FBI ha formulato il concetto di ecoterrorismo, come “l’impiego di minacce, violenza di natura criminale, contro vittime innocenti e proprietà, per ragioni politiche, per questioni etiche personali o per questioni di natura simbolica per attirare l’opinione pubblica”.
La pericolosità del fenomeno ha indotto l’FBI a elaborare una risposta importante nei confronti di questi movimenti terroristici, aumentando le forze speciali di contrasto,  inoltre nel 2005 l’ALF è stato incluso dal Department of Homeland Security nel documento di pianificazione che elencava una serie di minacce terroristiche interne su cui il governo degli Stati Uniti prevede di concentrare le proprie risorse.
Per reprimere e prevenire l’attivismo ecoterrorista nel settembre 2006 è stato varato l’Animal Enterprise Terrorism Act (AETA), una serie di norme che impongono il divieto a chiunque di usare violenza o minacce per danneggiare o interferire con le operazioni di un’impresa animale, rafforzando gli strumenti giuridici per rispondere in modo rapido alle violenze e minacce operate dagli animalisti estremisti, inoltre sono state aumentate le sanzioni esistenti nei confronti di coloro che provocano intenzionalmente ad una persona danni fisici o problemi psicologici (timore per l’incolumità fisica). Tale atto è stato fortemente contrastato dalla PETA in America. Non dubiterei sul fatto che, se si proponesse qualcosa di simile in Italia, diverse associazioni protezionistiche si opporrebbero.
Potrebbe essere la prova del fuoco per capire chi ritiene giusto ricorrere alla violenza e potrebbe aiutare a capire chi si opporrebbe alla tutela delle persone che lavorano con gli animali e ai provvedimenti contro gli atti terroristici.

Ci sono diverse personalità che sostengono apertamente i gruppi ALF, in Italia e all’estero.
Il filosofo americano Steven Best, uno dei massimi esponenti promotori dell'”azione diretta”, è spesso invitato spesso dai gruppi antispecisti in Italia (link), mentre è stato bandito dal Regno Unito nel 2004 dopo aver fatto dichiarazioni che sostenevano l’uso della violenza contro le persone.

 

 

 il successo mediatico delle operazioni terroristiche

Le azioni ALF, in virtù della loro natura violenta, catalizzano senza ombra di dubbio l’opinione pubblica più di qualsiasi gesto legale che potrebbe compiere per esempio un’associazione non-violenta.

Spesso i gesti rivendicati dall’ALF sono compiuti appositamente per creare il caso mediatico e lanciare un messaggio tramite i media nazionali.
A tal proposito occorre ricordare eventi accaduti in Italia che coinvolgevano grosse agenzie di stampa, come quando due panettoni avvelenati con topicida Racumin sono stati recapitati alle rispettive sedi ANSA di entrambe le città, accompagnati dalla minaccia di un avvelenamento generale dei panettoni. (Bologna, Firenze, 1998), oppure quando la sede milanese dell’ANSA ha ricevuto una polpetta cruda con tracce di topicida Coumatetralyl, assieme ad una nota che annunciava l’avvelenamento di carni e insaccati di tre grandi aziende.(1999, Milano).  Come non ricordare quando è stata recapitata una barretta di cioccolata Galak avvelenata presso le redazioni di Adn Kronos e ANSA, assieme all’annuncio di avvelenamento di altre 55 a Bologna (1999, Roma) o quando sono state danneggiate autovetture per protestare l’apertura della stagione della caccia ed è stata inviata una lettera di rivendicazione all’ANSA  dove si leggeva: “Assassini okkio. Oggi le vostre macchine, domani tocca a voi”.  (Provincia di Milano, 1999).

Mediaticamente le attività dell’ALF riscuotono successo anche senza la necessità di coinvolgere le agenzie di stampa, soprattutto gli attacchi incendiari come quello a Montelupo presso la ditta che produceva latticini (2013) o gesti simbolici di grande impatto come quando è stato versato dell’inchiostro rosso nell’acquasantiera del Duomo di Rimini  per protestare contro l’usanza di mangiare agnelli durante la Pasqua (1999).

Le attività dell’ALF preferite rimangono comunque il furto di animali e le minacce di ritorsione.

 

la prassi delle organizzazioni non-violente

Se le attività rivendicate dagli ALF ottengono un discreto successo e apprezzamento presso l’opinione pubblica, allora possono intervenire gli enti strutturati, riconosciuti, dotati di interessi politici, buoni uffici stampa, esperti di marketing e soprattutto un buon budget assegnato alla voce “attività promozionali” o “campagne istituzionali” all’interno del business plan.
I suddetti enti possono innestare la loro propaganda sull’azione ALF che ha ottenuto successo, organizzando campagne di sensibilizzazione, raccolte fondi,  raccolte firme per proposte di leggi, mailbombing, conferenze, dibattiti. Tutte operazioni che chiaramente non possono essere condotte da gruppi terroristici composti da persone anonime.

Se l’operazione ALF ha ottenuto invece un insuccesso nei confronti dell’opinione pubblica, come la condanna e il rifiuto comunque non conviene dissociarsi ufficialmente in virtù di quanto detto sopra. Si può specificare di non condividere i modi o di non applicare lo stesso modus operandi dei terroristi, magari cercando di dare una dignità agli attivisti definendo il loro gesto come “disobbedienza civile“, “azione di autodenuncia condotta alla luce del sole“, o magari si può parlare di “liberazione” anziché di furto.

Per semplice curiosità, vale la pena di ricordare la fine che hanno fatto degli animali “liberati” dal Dipartimento di Farmacologia di Milano: (link)
cavie rubate dipartimento farmacologia milano (8)

 

 

Un’associazione famosa con parecchi fondi da investire in propaganda può sempre e comunque condividere obiettivi con i gruppi terroristici e perseguirli in modo differente e separato.

Tu, grossa associazione accreditata e riconosciuta a livello nazionale, puoi operare in via ipotetica seguendo diversi schemi per sensibilizzare l’opinione pubblica. Per esempio, oltre che innestare una campagna di approvazione sulle attività ALF che hanno ottenuto un favore positivo presso la popolazione, puoi praticare attività di divulgazione, convegni per spiegare perché delle determinate pratiche siano da te giudicate inutili e dannose, puoi segnalare all’interno del tuo sito gli istituti che praticano sperimentazione animale, macelli, allevamenti, persone con le quali esistono evidenti conflitti di interessi, invece i gruppi con finalità terroristica possono attirare l’opinione pubblica su una determinata questione e assaltare gli istituti da te indicati o altri o boicottare le attività delle persone da te indicate.
Con questo non si vuole assolutamente indicare che ci sia una collaborazione tra le due parti, perché tu, grossa associazione riconosciuta e ufficialmente onesta, trovi semplicemente utile la diffusione dei nomi di persone, enti e strutture fine a se stessa, mentre gli attivisti ALF agiscono in modo differente e necessitano di target da attaccare che spesso coincidono casualmente con le strutture da te indicate.

Tuttavia, nella mia visione evidentemente limitata, non avrebbe senso sapere i nomi di persone ed enti ai fini dell’utilità della tutela degli animali a differenza di un’attività puramente divulgativa che spiegherebbe perché dovrebbe essere sbagliato (eticamente e scientificamente) impiegare gli animali per determinate attività.

Faccio degli esempi di operazioni condotte seguendo l’ultimo schema descritto, senza entrare nel merito di tematiche che necessitano di un’analisi a parte. Vi invito a concentrarvi piuttosto sui modi di agire delle associazioni e dei terroristi che seguono abbastanza spesso questo genere di prassi.

Caso 1: Per 2 weekend consecutivi (sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre 2013 e poi sabato 7 e domenica 8 dicembre 2013), la LAV  ha organizzato una manifestazione in numerose piazze d’Italia contro gli allevamenti di animali da pelliccia, facente parte di una campagna molto pubblicizzata sui media e che ha visto la partecipazione anche di personaggi noti, entrambe intitolate: Apriamo le gabbie e chiudiamo gli allevamenti per animali da pelliccia!”
Prima, durante e dopo le manifestazioni sul sito dell’associazione  comparivano frasi come:
“Ascolta il nostro spot radio: Visoni da armadio…mai più e vieni ad aprire le gabbie
La soluzione: aprire le gabbie!
Veniva inoltre fornito un elenco dettagliato su dove si trovino gli allevamenti di animali da pelliccia presenti in Italia: qui il link
Nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 dicembre un gruppo di 15 o 20 ALF ha aperto le gabbie di un allevamento di quelli indicati sul sito, a Calvagese della Riviera (BS), facendo irruzione nella struttura, danneggiandola e sgabbiando gli animali, molti dei quali sono morti investiti.


Caso 2: Come non ricordare quando la LAV ha sostenuto che tre veterinari, presidenti di diverse associazioni, sarebbero stati consulenti di Green Hill? Tre presidenti di associazioni importanti di medici veterinari come consulenza di un’azienda privata?
( Melosi, presidente dell’ANMVI – Associazione Nazionale dei Medici Veterinari Italiani
Massenzio Fornasier, presidente della SIVAL – Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio
Gianni dal Negro, ex presidente dell’AISAL – Associazione Italiana per le Scienze degli Animali da Laboratorio )

La LAV ha affermato che Green Hill li aveva nominati come consulenti e ha spiegato che non ha mai invitato a boicottare l’attività di Melosi.
La pagina Contro Green Hill, del coordinamento Fermare Green Hill (sempre il gruppo che ha fatto irruzione al dipartimento di Farmacologia di Milano) ha invece pensato invece di boicottarne l’attività, diffondendo foto, numero di telefono e residenza.
Nella lunga discussione contro Melosi, Contro Green Hill su Facebook presenta inoltre quello che forse era il movente di tutto questo putiferio, ovvero “l’Appello al presidente della repubblica: salvaguardi la ricerca” (una lettera mandata da Melosi a Napolitano affinché la direttiva sulla Sperimentazione sia recepita così com’è).

Caso 3: La LAV non invita a boicottare nessun’attività quando diffonde i nomi delle strutture che praticano sperimentazione animale: “ecco le strutture che praticano la vivisezione”.
Di quelle indicate, ben due sono state prese d’assalto dagli animalisti. Come non ricordare R.T.C. o il Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano preso d’assalto sempre dal gruppo coordinamento Fermare Green Hill.

 

Con questo, ripeto per sicurezza (non vorrei mai essere querelata per essere stata fraintesa) non si vuole assolutamente alludere al fatto che ci sia una collaborazione tra le due parti descritte, perché una (l’ALF) trova efficace l’azione violenta con il danneggiamento delle strutture e la persecuzione delle persone mentre l’altra, il mondo accademico e quello delle associazioni, ritiene utile semplicemente la diffusione dei nomi dei nemici politici, degli allevamenti, delle agenzie in modo fine a se stesso, anche se, in fondo…
Cosa ce ne dovremmo fare?

Capitolo precedente: Capitolo 4. Gli strumenti del lobbying: la legge fai da te

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